Umorismo

Abusi di memoria. Negare, sacralizzare, banalizzare la Shoah PDF

In questi anni memoria è parola diffusa, quasi abusata. Viene utilizzata abusi di memoria. Negare, sacralizzare, banalizzare la Shoah PDF indicare fenomeni estremamente differenziati, non sempre legati ai processi di elaborazione dei ricordi. Spesso sinonimo di discorso, si riferisce alle grandi narrazioni che la nazione ha generato per rappresentarsi.


Författare: Valentina Pisanty.

In occasione della Giornata della Memoria (27 gennaio), il libro di una studiosa dell’Olocausto di riconosciuto valore. Il volume parte dalla constatazione della centralità della storia della Shoah nel discorso etico. Lo sterminio ebraico rappresenta un caso esemplare, rispetto al quale ogni altro evento traumatico appare come una derivazione, un’approssimazione per difetto, un simile o un opposto. E proprio per effetto della sua centralità paradigmatica, la storia della Shoah è oggi sottoposta a una varietà di usi impropri che, da evento storico, la trasformano in categoria di pensiero, macchina mitologica, collante identitario e, all’occorrenza, strumento contundente. I tre usi impropri di cui si parla nel volume sono la negazione, la banalizzazione e la sacralizzazione (per mezzo di tabù e interdizioni) della Shoah. Benché mossi da intenti polemicamente contrapposti, essi si incastrano come i tasselli di un puzzle, traendo forza e legittimazione reciproca. A ognuno è dedicato un capitolo.

In realtà si dovrebbe sempre parlare di memorie al plurale e differenziare i vari ambiti e livelli cui attiene la memoria. Gli eventi e le storie scelte per costruire una narrazione congruente vengono enfatizzati e reinterpretati nella retorica nazionale. Ma le esperienze e i vissuti delle persone non coincidono, o, in alcuni casi, possono essere irrimediabilmente dissonanti dalle rappresentazioni retoriche. Non trovando linguaggi e immagini con cui identificarsi, permangono quindi come memorie private, si trasmettono nei circuiti familiari. Uno degli obiettivi di questa sezione è quello di dare conto di questa complessità e di presentare i processi di rammemorazione tra narrative pubbliche e ricordi privati, tra livello nazionale e locale.

Il ricordo pubblico come l’interpretazione di un determinato evento sarà legato alla capacità e alla possibilità dei protagonisti di farsi sentire, di accedere ai mezzi di comunicazione attraverso cui circolano le idee, alla loro forza e alla loro legittimazione sulla scena nazionale. Che ruolo hanno avuto in Italia le istituzioni? Quale parte hanno giocato le regioni e i territori nei processi di costruzione della memoria pubblica? Tutti i discorsi, le narrazioni che si sono prodotte e sviluppate nel corso della storia nazionale hanno rafforzato la rappresentazione di due opposte realtà sociali e culturali, Nord e Sud. Stereotipi, interpretazioni dotte, visioni politiche hanno contribuito di volta in volta a leggere e tramandare in ogni frangente storico determinante della nazione una memoria dualistica.

Non è semplice scegliere quali memorie e quali luoghi privilegiare. Memorie traumatiche, che hanno segnato e segnano la storia e le identità del Paese, delle regioni, delle comunità. Le comunità locali appaiono come i veri, spesso unici, luoghi della memoria del Paese: interpretano quella nazionale, conservano quella locale. Se ne fanno promotori sindaci, associazioni, gruppi di cittadini.

La Seconda guerra mondiale è uno di quegli eventi discrimine nella storia della nazione, in Italia come in tutti i Paesi europei: morti di massa, paesi distrutti, lutti impossibili da elaborare, società traumatizzate, guerre civili, popolazioni sradicate dai loro territori, uomini reduci da lunghe prigionie. L’elaborazione della memoria non è stata semplice. La composizione delle vittime delle violenze di guerra era estremamente differenziata e irriducibile in un’unica categoria. Immediatamente dopo la guerra, l’enfasi sulla Resistenza armata serviva a sottolineare l’apporto militare degli italiani nella liberazione del proprio Paese. I combattenti venivano inoltre presentati in questa narrazione come l’avanguardia di una popolazione che non solo aveva rifiutato il fascismo durante la guerra, ma era stata solo superficialmente coinvolta con il regime: vittima e non attivamente partecipe.