Cucina

Album fotografico di Giorgio Manganelli PDF

Parlavo vivo album fotografico di Giorgio Manganelli PDF un popolo di morti. Morto alloro rifiuto e chiedo oblio. Visse un’infanzia malinconica e triste, tormentata dalla mancanza del padre.


Författare: Lietta Manganelli.

Il pacchetto di sue fotografie che Giorgio Manganelli conservava in casa abbastanza disordinatamente, sono passate alla figlia Lietta e sono in questo libro riprodotte, seguendo l’ordine cronologico proprio degli album di famiglia; i testi che le accompagnano sono i racconti che, a partire dalle foto, la figlia Lietta fa di suo padre, della , sua vita, delle sue manie, con le cose buffe e caratteristiche, le leggende famigliari, i luoghi d’infanzia, le insofferenze furiose, le amicizie, i suoi famosi colpi d’umore; componendo una specie di romanzo biografico in parte ‘;!; immaginario (e in parte anche molto vero e affettuoso) su questo grandissimo, iperbolico e spesso comico scrittore italiano a partire dal mese di maggio, ben conosciuto da chi lo ama, ma ancora forse troppo poco letto.

Umberto tutto il suo affetto che il bambino ricambiò, tanto da considerarla, come egli stesso scrisse, madre di gioia. Crescerà quindi con la madre e due zie, una vedova e l’altra nubile, impegnate nella conduzione di una bottega di mobili e oggetti usati. Frequentò, con scarso rendimento, il Ginnasio Dante Alighieri, dove fu promosso ma gli venne sconsigliato di proseguire gli studi al liceo. Si iscrisse dunque all’Imperial Regia Accademia di Commercio e Nautica, che però abbandonò a metà anno.

Successivamente si imbarcò su una nave come mozzo. Nel 1903 si trasferì a Pisa per frequentare l’università. Nell’estate del 1904, a causa di un litigio con l’amico Chiesa, cadde preda di una forte depressione e decise così di far ritorno a Trieste. Scriveva intanto versi e qualche articolo per i giornali locali. Il 14 luglio del 1905, infatti, apparve sul quotidiano triestino Il Lavoratore un articolo sulle sue esperienze fatte durante un viaggio, compiuto a piedi, nel Montenegro.

Durante uno dei suoi rari ritorni a casa, conobbe Carolina Wölfler, la Lina delle sue poesie, che diventò in seguito sua moglie. Essendo egli un cittadino italiano, benché nativo e residente di un territorio parte dell’Impero asburgico, nell’aprile del 1907 partì per il servizio militare destinato a Salerno. Risale a questo periodo l’articolo Quello che resta da fare ai poeti, dove il poeta propone una poetica sincera, senza fronzoli ed orpelli, contrapponendo il modello degli Inni Sacri manzoniani a quello degli scritti dannunziani. Lena, madre di suo figlio, fu duramente criticata e si rivelò un fiasco.