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Come l’olmo e l’edera PDF

Le Bucoliche sono un’opera del come l’olmo e l’edera PDF latino Virgilio, iniziata nel 42 a. C e divulgata intorno al 39 a.


Författare: Laura Efrikian.

“Gianni l’avevo conosciuto tre anni prima; fu portato a casa mia da tal Balestrazzi che si occupava dell’Ufficio stampa del film che dovevamo girare insieme; lanciatissimo come cantante era appena tornato dal Giappone e la prospettiva di conoscere “un’attrice” lo rendeva euforico. Quando mi vide fu molto deluso: ero piccola, magra e dall’aria seria. Portavo i capelli lunghi (attorti in minutissime trecciole) puntati a maruzzelle intorno alle orecchie e non sembravo promettere estasi erotiche; lui era quasi sparuto, con una faccetta furba, gli occhi verdi mobilissimi e intelligenti e le braccia ciondoloni con delle mani enormi che non sapeva mai come mettere ed era ben lontano dal mio ideale di uomo”

Esse furono il primo frutto della poesia di Virgilio, ma, nello stesso tempo, possono essere considerate la trasformazione in linguaggio poetico dei precetti di vita appresi dalla scuola epicurea di Napoli. Lo stesso argomento in dettaglio: Centuriazione di Mantova. La contestualizzazione dell’opera è quella di una realtà profondamente drammatica, quella dell’Italia del I secolo a. La trattazione di temi pastorali non era un elemento di novità per l’ambiente culturale romano del I secolo a.

Teocrito, poeta ellenistico della prima metà del III secolo a. Siracusa, che compose gli Idilli, dei piccoli quadretti di vita campestre, da cui Virgilio ha tratto spunto nella stesura delle Bucoliche. Virgilio s’immedesima nei suoi pastori: in qualche modo essi rappresentano lui stesso. La prima egloga tratta dell’incontro tra due pastori, Titiro e Melibeo, che discutono riguardo all’abbandono delle proprie terre.

L’Egloga II delle Bucoliche rappresenta il monologo del pastore Coridone che canta il suo amore disperato per Alessi, giovane fanciullo che non corrisponde questo sentimento. La terza egloga è una gara di canto tra due pastori, Dameta e Menalca. Virgilio scriveva l’opera, l’atmosfera nell’Urbe era molto tesa, e la guerra civile era al suo culmine: nel 40 a. Un’altra interessante interpretazione è quella di Eduard Norden, che considera il puer come personificazione del “Tempo” che ricomincia il suo ciclo, a partire dalla favolosa età dell’Oro.

L’egloga quinta si presenta semplice, poi a tratti si rivela grande. Tratta di due pastori perfetti nell’arte del canto: Menalca e Mopso. Questi non si sfidano, ma s’incontrano, s’invitano, si donano a vicenda i canti, si ammirano a tal punto che Menalca di fronte alla baldanza giovanile, che caratterizza la figura di Mopso, oppone la sua maggiore serietà e la coscienza esatta dei propri limiti. Le egloghe quarta e quinta si completano a vicenda in una visione pura e serena della vita e della natura.

Infatti, come la divina letizia della natura si riconosce in Dafni e nella sua apoteosi, anche il cursus vitae del prodigioso puer non si svolge mai senza l’accompagnamento e senza l’omaggio della natura. La VI ecloga è una mirabile poesia sia nell’insieme che nelle parti. Si tratta di una dedica ad Alfeno Varo, il quale desiderava da Virgilio un’epopea che lo onorasse e di conseguenza narrasse le guerre civili. Tutto ciò, più che un racconto autobiografico, può sembrare una recusatio per sfuggire alle insistenze dell’amico Varo. Con un rapido passaggio, giungono le lodi di Gallo, un’anticipazione della X ecloga. Difatti Sileno racconta come una delle nove Muse abbia condotto Gallo dalle rive del Permesso ai monti della Beozia. Infine il canto viene interrotto dal calar della notte.

Di nuovo una gara di canto, dopo le ecloghe III e V. Cos, si trovano, qui, i cenacoli romani degli amici e nemici virgiliani. Più volte nel corso dell’opera troviamo un hysteron proteron, dove si anticipano avvenimenti che dovrebbero essere invece posposti e se ne posticipano altri avvenuti prima: questo è il rapporto tra la VII e la I egloga. Come le altre egloghe di numero pari, l’egloga VIII reca una premessa in cui il poeta introduce il canto a gara tra Damone e Alfesibeo.