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Come un romanzo PDF

Perché chi finisce Stoner continua a ripensarci, a tornare sulla storia, magari a metterla accanto alla propria, sentendo il bisogno di ricominciare a leggere, come accade quando incontriamo un romanzo perfetto, com’è stato definito Stoner? William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto come un romanzo PDF dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Quanto è prevedibile, dunque, la storia di Stoner, e quanto ci appassiona contro ogni previsione.


Författare: Daniel Pennac.

È proprio attraverso l’analisi del comportamento, di come giorno dopo giorno interagiamo con l’oggetto libro e i suoi contenuti, che Pennac riesce a dimostrare alcune storture dell’educazione non solo scolastica, ma anche familiare. Laddove, normalmente, la lettura viene presentata come dovere, Pennac la pone invece come diritto e di tali diritti arriva a offrire il decalogo. Piena libertà dunque nell’approccio individuale alla lettura perché “le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere”.

Anche questo, però, ancora non basta a spiegare il paradossale carisma del protagonista di Stoner, che può trovare invece una chiave possibile di lettura in quello stesso testo grazie al quale, ascoltando una lezione di letteratura, il personaggio vive un’esperienza di uscita dal tempo e dallo spazio contingenti, e decide cosa farà da adulto. Stoner ha vent’anni, eppure capisce che il segreto della letteratura, e della sua esistenza, sarà questo: saper imparare ad amare la vita tanto più quanto più ne cogliamo, come nel sonetto di Shakespeare, i suoi tratti di passaggio verso la dissoluzione, come nell’autunno. Al tempo stesso, come spiegano gli ultimi due versi del sonetto, anche chi legge amerà sempre di più Stoner. Cento domande a scelta multipla di John Ashbery. Splendido articolo, acquisterò subito il romanzo. Ho letto Stoner, che ritengo uno dei veri romanzi d’oggi per il suo unerstatement,e che già ci aveva colpito per le riflessioni sulla vita e la conoscenza di sè.

Che tutto cominci dalla morte e dalla progressiva costruzione -decostruzione del tessuto minimale di una vita, è non banale e per nulla d’effetto. Bellissimo articolo, erano mesi che aspettavo di leggere un intervento così preciso nel cogliere la struttura e lo stile del romanzo di Williams. Ho letto Stoner nel febbraio scorso, pochi giorni dopo aver casualmente letto Lamento di Portnoy, e ricordo che anche a me il paragone risultò sconcertante. I due romanzi non sembrano venire dalla stessa epoca o dalla stessa America, e in fondo è così. Stoner, che del resto è più vecchio di Alexander Portnoy, sembra provenire da un romanzo russo di Cechov o Tostoj, è strettamente legato alla campagna agricola americana e all’ambiente, altrettanto piccolo e chiuso, della prima Columbia University, e rappresenta un mondo che forse è morto prima di lui, alla metà degli anni ’50.

Portnoy invece è inconcepibile senza la grande metropoli di massa: è il tentativo isterico e immaturo di liberare il desiderio dalla lunga repressione precedente, con la schizofrenia e il senso di colpa che ne derivano. Forse ci si può rendere conto di quanto sia forte il mutamento paragonando, oltre a questi due romanzi, la prima e l’ultima stagione di Mad Men. Sono pienamente d’accordo con la sua lettura del personaggio, e ho trovato l’analisi del sonetto di Shakespeare estremamente interessante. Nella mia prima lettura ricordo che non capii pienamente come situarlo. Perché forse è consolatorio, nel senso che ci consola dall’imperante corsa al rialzo del dover per forza dimostrare di essere al top e ci blandisce con la banalità di una vita qualunque? In sostanza per me è un libro inutile.

A me, leggendo l’articolo di Daniela Brogi, è venuto in mente Walser. Svevo, il superfluo di Turgenev o l’uomo senza qualità di Musil perché nella loro mediocrità avevano una capacità critica, Stoner è penoso, passivo e solo in fin di morte comincia a riflettere. Romanzo ben scritto ma la storia è davvero penosa. Sono nato nel 1965, l’anno in cui John Williams ha scritto Stoner.

Borges, di Kafka, Conrad, Saramago, come prima ho amato Shakaspeare e Dante. Un grazie di cuore a Daniela Brogi per la competente, sentita e splendida analisi del regalo che John Willliams ha voluto fare a tutti noi. L’effetto su molti lettori è quello di stupirli dandogli l’impressione di leggere un libro che li racconta. Niente di male, ma poco di bene. Visti i nuovi commenti a questo capolavoro mi sento di ribadire ancora che Stoner, benché la perfezione sia un concetto molto astratto, è qualcosa che gli si avvicina molto perché secondo me, volenti o nolenti parla di tutti noi esseri umani, se non perfetti, almeno perfettibili benché destinati allo smacco, al fallimento, al rimpianto. Un libro che sa parlare, con una scrittura limpida e delicata, teresal cuore e alla mente di tutti. Avvertimi via email in caso di risposte al mio commento.