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Contro il revisionismo costituzionale PDF

Vari autori e personaggi politici hanno dato luogo ad diverse letture circa il fenomeno dell’unificazione italiana, spesso con prospettive ed esito differente, ma accomunate dall’essere alternative rispetto a quelle della storiografia risorgimentale consolidata. Le reinterpretazioni degli eventi non hanno un’unica origine e si muovono lungo diversi filoni di ricerca. Giacinto de’ Sivo, membro della Commissione per l’istruzione pubblica e consigliere d’Intendenza della provincia di Terra di Lavoro del Regno delle Contro il revisionismo costituzionale PDF Sicilie. Vidi in quella mia detenzione andar prigioni personaggi insigni per grado ed età: vescovi, generali, magistrati, principi e duchi: chè l’incubo della reazione accecava i liberatori.


Författare: Gaetano Azzariti.

Vidi camorristi menar prigione un galantuomo, cui avean derubato il danaro in tasca, e incolparlo di lacerare i decreti del Garibaldi dalle mura. Rilasciato dopo alcune settimane, venne nuovamente arrestato il 1º gennaio 1861. Ancora rilasciato, fondò un giornale legittimista, La Tragicommedia, sulle pagine del quale egli si proponeva di ricordar la patria quando più non v’è patria, ricordar le ricchezze dileguate, l’armi perdute, fra’ rimbombi de’ cannoni, e i gemiti de’ fucilati, e i lagni de’ carcerati. Scelta finalmente la via dell’esilio presso la corte di Francesco II a Roma, de’ Sivo divenne uno dei punti di riferimento culturale del movimento legittimista, ed iniziò una lunga opera di analisi storiografica. Nel 1861 pubblicò il suo primo saggio storico L’Italia e il suo dramma politico nel 1861, nel quale giudicò l’unificazione un processo elitario e lontano dagli interessi dei popoli, condotto attraverso violenza delle armi e la diffusione di menzogne. I temi di cui sopra furono approfonditi nel suo volume successivo I Napolitani al cospetto delle nazioni civili.

61 in un disegno più ampio, diretto a mutare non solo la natura del governo del Regno delle Due Sicilie, ma quella dei suoi abitanti, con particolare riferimento alle convinzioni morali e religiose. A suo giudizio, questo processo violento, estraneo alla natura dei popoli coinvolti, compromise ogni possibilità di unione effettiva, in quanto originato dalla guerra di Italiani contro Italiani, e fu causa della dispersione della parte migliore della società, a tutto vantaggio delle nazioni straniere. Siam costretti a pagare i debiti fatti dal Piemonte appunto per corrompere e comprare il nostro paese . Ma se l’azione fu rea, la reazione è santa.

Che vale che i tristi la dicano brigantesca? Briganti noi combattenti in casa nostra, difendendo i tetti paterni: e galantuomini voi venuti qui a depredar l’altrui? Se siamo briganti, quel governo che sforza tutto un popolo a briganteggiare è perverso. Negli anni successivi, nonostante i rischi di persecuzioni e le difficoltà di trovare tipografi disposti a stampare la sua testimonianza, lo storico elaborò la sua opera più rappresentativa, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, pubblicata a Roma e a Trieste in diversi volumi tra il 1862 e il 1867. De’ Sivo, descrive in forma di cronaca, interpreta e giudica le vicende relative all’unificazione come inscritte all’interno delle leggi della storia, che egli ritiene non poter essere distinte dal progresso civile e dal destino morale dei popoli.

In quest’ambito egli individua nella propaganda liberale il substrato preparatorio all’invasione. Nelle pagine conclusive della sua opera, e coerentemente con la propria natura e filosofia di fervente cattolico, e della propria visione morale e finalistica della storia, De’ Sivo individuò nella progressiva azione di allontanamento del Regno delle Due Sicilie dallo stato di vassallaggio nei confronti della Chiesa, messa in atto dalla dinastia Borbone, la causa ultima del disfacimento. Alla fine dell’Ottocento iniziarono a comparire i primi contributi alternativi rispetto alla corrente storiografica più diffusa sul Risorgimento italiano. Tali opere fornirono il substrato di base su cui vennero edificate le teorie revisioniste successive. Un’altra tesi originale per l’epoca fu avanzata da Francesco Saverio Nitti.