Biografie e autobiografie

Del sentimento tragico della vita PDF

Il sarto che ha da vestire un gobbo, se non tiene conto della gobba, non riesce. Giovanni Giolitti, Memorie della mia vita, Del sentimento tragico della vita PDF, F. Frequentò la facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Torino e si laureò a soli 19 anni, grazie a una speciale deroga del rettore che gli consentì di compiere gli ultimi tre anni in uno solo. All’attività politica fu avviato da uno degli zii che era stato deputato nel 1848 e che manteneva stretti rapporti d’amicizia e politici con Michelangelo Castelli, segretario di Cavour.


Författare: Miguel de Unamuno.

“Esiste qualcosa che, in mancanza d’altro nome, chiameremo “il sentimento tragico della vita”,” scrive Miguel de Unamuno (1864-1936) in questo classico del pensiero del Novecento “qualcosa che porta dietro di sé tutta una concezione della vita stessa e dell’universo, tutta una filosofia più o meno formulata, più o meno cosciente. Questo sentimento possono averlo, e l’hanno, non solo uomini individuali, ma interi popoli; è un sentimento che non nasce dalle idee, ma piuttosto le genera, e in seguito viene da esse fortificato. Può nascere da una malattia accidentale, ma può anche essere costituzionale. Infatti non ha senso distinguere fra uomini sani e malati. Non esiste una nozione normativa della salute, nessuno ha provato che l’uomo debba essere per natura gioioso. C’è di più: l’uomo per il fatto di essere uomo, di avere coscienza, è già, rispetto all’asino o al gambero, un animale malato. La coscienza è una malattia”.

Privo di un passato impegnato nel Risorgimento, portatore di idee liberali moderate, nel 1862 incominciò a lavorare al Ministero di Grazia, giustizia e culti. La sua carriera di alto funzionario continuò nel 1877 con la nomina alla Corte dei conti e poi nel 1882 al Consiglio di Stato. Sempre nel 1882 si candidò a deputato, venendo eletto. Nel 1889 fu nominato Ministro del Tesoro nel secondo governo Crispi, assumendo in seguito anche l’interim delle Finanze.

Nel 1890 tuttavia si dimise, per una questione legata al bilancio ma anche a causa di un generale disaccordo sulla politica coloniale intrapresa da Crispi. Nel 1891 si pronunciò per una riforma delle imposte per portarle da proporzionali a progressive. L’inizio dell’avventura giolittiana come primo ministro coincise sostanzialmente con la prima vera disfatta del governo di Crispi, messo in minoranza nel febbraio del 1891 su una proposta di legge di inasprimento fiscale. Il governo rappresentativo non può procedere regolarmente senza partiti organizzati con programmi chiari e precisi. Fu costretto alle dimissioni dopo poco più di un anno, il 15 dicembre 1893, messo in difficoltà dallo scandalo della Banca Romana che evidenziò in modo inequivocabile la prassi consolidata, fra politica e mondo della finanza, fatta di relazioni di mutuo interesse trasversali rispetto agli schieramenti politici. Giolitti non ebbe incarichi di governo per i successivi sette anni, durante i quali la figura principale della politica italiana continuò a essere Francesco Crispi, che condusse una politica estera aggressiva e colonialista.