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Fatto a mano. Il diario di un falegname filosofo PDF

Pellizza iniziò a lavorare ad un bozzetto degli Ambasciatori della fame nel 1891, dopo aver assistito ad una manifestazione di protesta di un gruppo di operai. Ambasciatori della fame costituisce la prima tappa del percorso che condurrà poi alla redazione finale del Quarto stato. L’abbozzo venne completato nell’aprile del 1891. Il soggetto è una rivolta operaia nella piazza Malaspina a Volpedo, in provincia di Alessandria, fatto a mano. Il diario di un falegname filosofo PDF tre soggetti posti davanti alla folla in protesta: la scena è vista dall’alto, e le figure sono distribuite su linee ortogonali.


Författare: Ole Thorstensen.

Numerose altre sono le opere intermediarie tra il primo bozzetto degli Ambasciatori della fame e la Fiumana. Ambasciatori della fame ve ne furono altri due, una datata 1892 e l’altra del 1895. Nel succitato passo l’artista sottolinea la sua volontà di eseguire un quadro generalizzante: ad esser rappresentati non sono solo i contadini di Volpedo, bensì un’intera parte della società che ha sofferto assai e che intende rivendicare i propri diritti mediante una lotta serena, calma e ragionata. Pellizza, prima di dipingere la grande tela del Quarto stato, decise nell’agosto 1895 di realizzarne uno studio in olio preliminare: questa redazione rappresenta di fatto un punto di rottura con gli antecedenti Ambasciatori della fame. Grazie anche alla realizzazione di vari disegni e cartoni preparatori e di fotografie eseguite appositamente coi i suoi modelli in posa, Pellizza poté stendere la versione definitiva della propria Fiumana nel luglio 1895. Le varianti qui apportate sono molteplici: il paesaggio subisce alcuni cambiamenti, mentre la linea di figure retrostanti, oltre a divenire più slanciata, viene sensibilmente arretrata, permettendo l’inserimento di altri uomini.

Insoddisfatto del risultato tecnico-artistico della Fiumana, ma soprattutto alla luce del brutale massacro di Bava-Beccaris a Milano, Pellizza decise nel 1898 di riprendere per la terza volta il lavoro sul più grande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra l’Otto e il Novecento. Mi giova la teoria dei contrasti, quella dei complementari e la divisione del colore a seconda dello scopo che mi prefiggo nei miei lavori. Tutta la scienza riguardante la luce ed i colori mi desta un particolare interesse: per essa posso avere coscienza di quel che faccio. Con Il cammino dei lavoratori, inoltre, cambia lo scopo sociale della pittura di Pellizza, passato alla temperie socio-proletaria. Ad esser raffigurata non è più una fiumana umana, bensì uomini del lavoro che fanno della lotta per il diritto universale una lotta di classe: il loro incedere verso l’osservatore non è violento, bensì lento, fermo, con una pacatezza tale da richiamare alla mente un’ineluttabile sensazione di invincibilità.