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Gioacchino Da Fiore: i tempi, la vita, il messaggio PDF

Sorry gioacchino Da Fiore: i tempi, la vita, il messaggio PDF the inconvenience but we’re performing some maintenance at the moment. Dante Alighieri, Paradiso, Canto XII, vv.


Författare: Ernesto Buonaiuti.

Gioacchino da Fiore – abate, scrittore e teologo del dodicesimo secolo – è stato sicuramente un rivoluzionario del suo tempo ma non solo. L’eredità lasciataci dall’abate calabrese, che ha continuato per secoli a influenzare numerosi movimenti mistici e religiosi (fra i quali i monaci florensi, suoi diretti seguaci), non si esaurisce soltanto nel tentativo di fornire un’interpretazione originale delle Sacre Scritture. Rigoroso e intransigente, Gioacchino da Fiore è stato – a suo modo – un profeta, un anticipatore, per alcuni persino un eretico, al quale, tuttavia, va riconosciuto il merito di aver segnato un sostanziale punto di svolta nella coscienza escatologica medievale. Attraverso un’analisi approfondita, Ernesto Buonaiuti prova così a riprendere il pensiero dell’abate, offrendoci nuove prospettive sulle sue interpretazioni.

Le condizioni economiche della famiglia di Gioacchino erano agiate, il padre Mauro infatti era tabulario o notaio. In passato si era ritenuto che la famiglia avesse origini ebraiche, forse per spiegare l’atteggiamento benevolo di Gioacchino nei confronti dell’Ebraismo. Gioacchino nacque a Celico, la casa natale viene collocata storicamente dove sorge attualmente la Chiesa dell’Assunta, edificata sicuramente prima del 1421 sul perimetro della casa natale dell’Abate Gioacchino. Ricevette le prime nozioni di educazione scolastica nella vicina Cosenza. Forse nel corso di questo viaggio maturò un profondo distacco dal mondo materiale per dedicarsi allo studio delle Sacre Scritture.

Egli visse circa un anno presso l’Abbazia di Santa Maria della Sambucina, da cui si allontanò per andare a predicare dall’altra parte della valle vivendo nei pressi del guado Gaudianelli del torrente Surdo, vicino Rende. Poiché al tempo la predicazione di un laico non era ben accetta, Gioacchino compì un viaggio fino a Catanzaro, dove il vescovo locale lo ordinò sacerdote. In qualità di abate compì un viaggio nell’Abbazia di Casamari tra il 1182 e il 1184. Durante questo periodo incontrò il Papa Lucio III che gli concesse la licentia scribendi. Nel 1186-1187 si recò a Verona, dove incontrò il Papa Urbano III.

Al ritorno si ritirò a Pietralata, una località sconosciuta, abbandonando definitivamente la guida dell’Abbazia di Corazzo. Lo stesso argomento in dettaglio: Abbazia Florense. A Pietralata, da lui ribattezzata Petra Olei, cominciarono a pervenire molti seguaci. Il primo fu Raniero da Ponza, che in seguito fu legato apostolico in Francia e Spagna sotto Papa Innocenzo III. Dopo sei mesi dal trasferimento il re Guglielmo il Buono morì e subentrò sul trono normanno Tancredi, già conte di Lecce. Nel 1194, dopo la morte di Tancredi subentrò nel regno Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, il quale concesse a Gioacchino un vasto tenimento in Sila e privilegi sovrani su tutta la Calabria.

Lo stesso argomento in dettaglio: Ordine florense e Florensi. In questo periodo, dopo il diploma concesso da Enrico VI, Gioacchino fondò i monasteri di Bonoligno e Tassitano, e acquisì altri monasteri già italo-greci. I florensi continuarono a colonizzare il territorio assegnato e, affinché Fiore venisse articolato secondo lo schema della Tav. XII, misero a coltura i territori di Bonolegno e di Faradomus, facendosi aiutare molto probabilmente da gruppi di laici che condividevano il progetto del novus ordo.

Pertanto, con le acque del fiume Garga, attraverso il canale cosiddetto badiale, fecondarono dapprima Bonolegno e poi Faradomus. Gioacchino morì il 30 marzo 1202 presso Canale di Pietrafitta e fu seppellito nel monastero florense di San Martino di Canale. Il suoi resti furono traslati nell’abbazia di San Giovanni in Fiore verso il 1226, quando la grande chiesa era ancora in costruzione. Locum Floris, il Tenimentum Silae, 300 pecore e 112,5 quintali di grano annui. Tenimentum Floris e tanti privilegi imperiali. Montemarco con la relativa abbazia e filiazioni dipendenti. Celestino III: riconobbe nel 1196 la Congregazione Florense e i suoi istituti religiosi.

Santa Domenica, con tutte le sue dipendenze, compreso i tenimenti Flumen Frigidum e Barbaro. Gioacchino da Fiore con l’aureola- affresco fine sec. I seguaci di Gioacchino subito dopo la sua morte raccolsero la biografia, le opere e le testimonianze dei miracoli ottenuti per sua intercessione per proporne la canonizzazione. Bonaventura da Bagnoregio, Rabano Mauro e Tommaso d’Aquino. Un secondo tentativo d’avvio della canonizzazione fu compiuto nel 1346 dall’abate Pietro del monastero florense, che si recò ad Avignone per portare al Sommo Pontefice tutta la documentazione relativa alle grazie e ai miracoli ottenuti tramite l’abate Gioacchino, sia durante la sua vita sia dopo la sua morte. Gioacchino, elaborandone perfino l’antifona per il 29 maggio. Si ritiene che ciò sia avvenuto dopo il 1570, quando i florensi furono fatti confluire nella Congregazione Cistercense Calabro Lucana.

Il 20 luglio 1684 il vescovo di Cosenza, Gennaro Sanfelice, denunciò all’Inquisizione i monaci cistercensi di San Giovanni in Fiore poiché tenevano continuamente accesa una lampada sull’altare vicino al sepolcro dell’abate Gioacchino. All’approssimarsi dell’VIII centenario della morte dell’Abate Gioacchino, il 25 giugno 2001 l’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano iniziò nuovamente l’iter per la canonizzazione. Ad oggi risulta conclusa la fase diocesana. Gioacchino, esortato da Papa Lucio III, mise per iscritto la sua originale interpretazione delle Sacre Scritture. Fonti per la storia d’Italia 95, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo Roma, 1957. URL consultato il 30 aprile 2015.

Fonti per la storia d’Italia 78, Roma, Tipografia del Senato, 1936. Fonti per la storia dell’Italia medievale. Antiquitates 4, Roma, Istituto storico italiano per il Medio Evo Roma, 1995. Fonti per la storia d’Italia 67, Torino, Bottega d’Erasmo, 1966. Secondo Gian Luca Potestà nella sua recensione a Refrigerio dei Santi, Gioacchino da Fiore, “segna comunque una svolta nella coscienza escatologica medievale, in quanto è il primo a rompere il “tabù agostiniano” riguardo ad Apocalisse 20 e ad avanzare, in modo cauto ma netto l’idea che la ligatio Sathane per annos mille vada riferita al tempo imminente di pace terrena, situato fra la prossima venuta dell’Anticristo e le persecuzioni finali di Gog e Magog. Gioacchino da Fiore tra le tante ebbe tre interessanti e originali intuizioni. Ha cercato e provato che esistono diverse forme di concordia tra l’Antico e il Nuovo Testamento, il primo indissolubilmente legato al periodo del Padre, il secondo indissolubilmente legato al periodo del Figlio.