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I gatti di Copenhagen PDF

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Författare: James Joyce.

La fiaba “I gatti di Copenhagen” fu scritta da James Joyce nel 1936, ma solo recentemente è stata scoperta e pubblicata per la prima volta, a Dublino. La storia era contenuta in una lettera, datata 5 settembre 1936 e indirizzata al nipote del romanziere irlandese, Stephen James Joyce, all’epoca un bimbo di quattro anni che viveva in Francia. L’ispirazione arrivò all’autore di “Gente di Dublino” dopo una vacanza nella capitale della Danimarca compiuta in quel periodo. James Joyce aveva all’attivo anche un altro racconto per bambini, “The Cat and the Devil”, di cui questo può definirsi un gemello. “È una piccola gemma, che riflette l’umorismo, sorprendendo per la sua squisitezza narrativa”, ha commentato l’editore irlandese Ithys Press, che lo ha reso pubblico. Il racconto è ambientato in una Copenhagen dove nulla è come sembra e dietro il racconto di gatti surreali si possono leggere anche forti elementi di “anti-autoritarismo se non addirittura di anarchia”. Presentazione di Anastasia Herbert. Età di lettura: da 7 anni.

Schrödinger, che condivideva lo scetticismo verso la teoria ortodossa, fece notare un altro aspetto problematico. Si possono anche costruire casi del tutto burleschi. Spesso il risultato dell’esperimento viene presentato nei termini seguenti. L’apparente paradosso nasce dal fatto che in meccanica quantistica non è possibile descrivere classicamente gli oggetti, e si ricorre ad una rappresentazione probabilistica: per mostrare il fatto che una particella può collocarsi in diverse posizioni, ad esempio, la si descrive come se essa fosse contemporaneamente in tutte le posizioni che può assumere.

Ad ogni posizione possibile corrisponde la probabilità che osservando la particella essa si trovi proprio in quella posizione. Schrödinger non si associava a questo punto di vista, che contrastava con il determinismo della fisica classica. Ritornando al caso del gatto, occorre tuttavia precisare che la descrizione sopra esposta non è corretta. La stessa conclusione di Schrödinger, che peraltro non usa mai il termine “paradosso”, è espressa in termini ben diversi: Schrödinger fa riferimento alla “funzione d’onda dell’intero sistema”, non a quella del gatto.

Non è quindi corretto dire che il gatto è in una sovrapposizione di due stati, perché la sovrapposizione riguarda l’intero sistema. La differenza fondamentale è che i due sottosistemi, cioè l’atomo e il gatto presi singolarmente, sono piuttosto descritti da una miscela statistica. Schrödinger descrisse un diabolico congegno per cui un felino diventerebbe entangled con un singolo atomo. Il sistema sarebbe descritto da una funzione d’onda che rappresenta, al tempo stesso, il gatto vivo con l’atomo eccitato e il gatto morto con l’atomo tornato nello stato fondamentale, dopo che il suo decadimento ha innescato il dispositivo letale.

L’esperimento del gatto può essere collegato al cosiddetto problema della misura. Da quel momento, la sovrapposizione è sparita e si parla di “collasso della funzione d’onda”. L’esatta modalità del “collasso” è un problema che l’interpretazione di Copenaghen lascia aperto. Tuttavia, si può argomentare che la “misura” di un sistema quantistico consiste nell’entanglement tra un apparato sperimentale – per definizione macroscopico – e il sistema quantistico in esame. Nel nostro caso, il gatto gioca il ruolo dell’apparato sperimentale, poiché “registra” lo stato dell’atomo.