Filosofia e psicologia

Il Museo degli Argenti. Collezioni e collezionisti PDF

L’Accademia Carrara è una pinacoteca e un’accademia di belle arti che ha sede nella città di Bergamo. L’origine della pinacoteca si deve al conte Giacomo Carrara, mecenate e il Museo degli Argenti. Collezioni e collezionisti PDF con un generoso lascito alla città di Bergamo alla fine del Settecento. L’intenzione era quella di creare una Scuola di Belle Arti affiancata da una Pinacoteca che custodisse modelli utili per gli studenti.


Författare: Ornella Casazza.

Un volume sulla collezione del Museo degli Argenti (o del Tesoro granducale) nella Reggia di Pitti e sui collezionisti che le hanno dato vita: Lorenzo il Magnifico e Francesco I, Ferdinando I e Maria Maddalena d’Austria, Mattias de’ Medici e il cardinal Leopoldo, Cosimo III e l’Elettrice Palatina. Un’opera originale che ci permette di capire, attraverso le opere, la cultura e il gusto delle persone che quelle opere hanno scelto e voluto.

A partire dal 2016 la gestione del museo è affidata alla Fondazione Accademia Carrara. Il patrimonio della pinacoteca conta circa 1800 dipinti, più di 3000 disegni, oltre 8000 stampe. Oltre a quelli: sculture, mobili, oggetti di arti minori, una biblioteca storica con volumi già appartenuti a Giacomo Carrara e materiali legati all’Accademia di Belle Arti. La raccolta più significativa è quella dei dipinti, che abbraccia un arco cronologico dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento. A dipinti e sculture, protagonisti del percorso di visita, si aggiungono una raccolta di disegni e stampe e nuclei di arti decorative: bronzetti, medaglie, ventagli, porcellane, peltri, argenti e oreficerie.

I fondi antichi dell’archivio e della biblioteca storica completano il patrimonio museale. In totale il museo ne custodisce 1793. Le sculture in totale sono 134. Gli oggetti più antichi sono le tre sculture di scuola toscana rinascimentale, giunti in museo attraverso il legato di Giovanni Morelli nel 1891. Il patrimonio scultoreo è completato da una serie di busti dell’Ottocento e del primo Novecento, che raffigurano soprattutto personaggi legati alla storia e all’arte locale.

824, per la maggior parte raccolti dal conte Giacomo Carrara sia per ragioni di gusto collezionistico sia per la Scuola di pittura da lui fondata. Raccolta distinta è quella dei 777 elaborati grafici degli allievi dell’Accademia di Belle Arti dal primo Ottocento alla metà del Novecento. Le stampe sono rappresentate da Mantegna, Dürer, Piranesi e Canaletto. Tra le raccolte dell’Accademia Carrara sono conservate anche 221 monete greche, romane, medievali e italiane fino all’Ottocento, e 976 medaglie dal Quattrocento all’Ottocento, con una prevalenza di medaglie cinquecentesche.

Di particolare interesse sono il nucleo di medaglie di Pisanello, la serie di ritratti di personaggi cinquecenteschi, quella di ritratti di papi e quella della collezione Vimercati Sozzi. Archivio Commissaría: documenti dell’Accademia di Belle Arti e della Pinacoteca, dal 1800 al 1960 circa. La biblioteca storica comprende un totale di 1300 volumi, dal Cinquecento all’Ottocento. Il suo nucleo più importante è costituito dai libri appartenuti a Giacomo Carrara, a cui si aggiungono quelli dalla collezione di Salvatore Orsetti e i volumi legati all’attività dell’Accademia di Belle Arti.

Biblioteca Civica Angelo Mai di Bergamo. Istituto centrale per il catalogo unico. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 13 set 2018 alle 15:06. Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. L’edificio che attualmente ospita il museo è il palazzo degli Studi, costruito nel 1585 come “caserma di cavalleria”. Il palazzo rappresenta una certa rilevanza architettonica essendo infatti uno dei più imponenti palazzi monumentali di Napoli.

Gli importanti lavori di restauro e di ristrutturazione dell’edificio avviati nel 2012 consentiranno la realizzazione di una riorganizzazione globale delle collezioni secondo criteri espositivi nuovi, permettendo inoltre che alcune raccolte rimaste escluse dalla visita per decenni, possano trovare definitiva sistemazione dentro l’edificio. Nel 2016 il museo ha fatto registrare 452 038 visitatori. Il progetto prevedeva una netta separazione tra i vari nuclei con al pianterreno il museo Hercolanese intorno al cortile occidentale, la quadreria farnesiana invece intorno al cortile orientale, mentre gli ambienti sul piano ammezzato venivano destinati da un lato al bibliotecario ed al restauro, dall’altro alle accademie ed allo “studio del nudo”. Il “Gran Salone” al primo piano invece fu destinato ad accogliere la biblioteca farnesiana. Tra il 1786 ed il 1788 Ferdinando IV riuscì, nonostante le vive proteste e l’opposizione di papa Pio VI, a trasferire da Roma a Napoli le ricche e importanti collezioni di antichità farnesiane ereditate da sua nonna Elisabetta Farnese.

22 febbraio 1816 egli decretava ufficialmente l’istituzione del “real museo Borbonico”. Dopo e con l’unità d’Italia, il museo diventava proprietà dello Stato ed assumeva il nome di “museo nazionale”. Per i continui incrementi di libri, raccolte archeologiche ed opere d’arte, patendo tutti i settori ospitati nel museo di insufficiente spazio, tra il 1862 e il 1864 si giunse alla determinazione di sloggiare le accademie trovando loro altre sedi in città. Nel 1888 il conte Eduardo Lucchesi Palli donava allo Stato la sua ricchissima e preziosa biblioteca drammatica ed archivio musicale, a condizione che essa non lasciasse Napoli e che non fosse smembrata.

Superò pressoché indenne gli urti degli 89 bombardamenti in zona fra il 1940 e il 1943, sicuramente anche grazie ad uno speciale segno dipinto sui suoi tetti che lo facevano individuare quale obiettivo da non colpire. Liberate le sale dalla pinacoteca, ci si affrettò ad allestirle trasferendo in esse la collezione dei “grandi bronzi” collocati da tempo immemorabile al pianoterra, in una galleria intorno al cortile occidentale. I grandi lavori intrapresi in quegli anni furono affiancati da altri forse meno appariscenti ma altrettanto importanti ed impegnativi che riguardarono una revisione inventariale di tutti gli oggetti conservati nei depositi del museo ed un notevole impegno di schedatura della maggior parte di essi. Una svolta sicura si ebbe agli inizi del XX secolo. Ettore Pais, direttore da marzo 1901 a giugno 1904, lo realizzò esponendosi ad aspre critiche per il suo eccessivo modernismo e per i criteri adottati, giudicati rivoluzionari. Ciò non impedì che sotto la sua direzione tutto venisse rimosso e risistemato nel giro di due anni.