Umorismo

Il peccato dell’angelo PDF

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Författare: Jacques Maritain.

Per Maritain, gli angeli sono esseri liberi e persone create, che come la creatura umana portano in se la possibilità di peccato, poiché Dio non può fare una creatura naturalmente impeccabile, che si tratti dell’angelo o dell’uomo. Il peccato dell’angelo, secondo Maritain, mostra la libertà dell’angelo nel suo stato originale senza le passioni che oscurano l’intelligenza degli esseri umani. Esso è dovuto al fatto che “Il peccato dell’angelo non presuppone come tale né ignoranza né errore nel funzionamento dell’intelligenza e ci mostra pertanto il tremendo potere e, per dirlo così, infinitamente proprio, nell’esercizio del libero arbitrio. Questo può scegliere il male in piena luce, per un puro atto della volontà e senza che l’intelligenza sia vittima di nessun errore previo. Il peccato dell’angelo consiste nel chiedere e amare una cosa buona in se stessa, ma in modo disordinato”.

Dio da parte dell’uomo, che vorrebbe decidere da solo che cosa sia bene e che cosa sia male. Il testo particolare che descriverebbe questo peccato è il capitolo 3 del libro della Genesi. L’esegesi biblica codificata nella ipotesi documentale riconduce questo testo alla cosiddetta “tradizione jahvista”, alcuni nuclei della quale potrebbero risalire addirittura all’XI-X secolo a. I restanti versetti 3,20-24 contengono una sorta di “disposizioni aggiuntive”. Ma i due, tentati dal serpente, mangeranno il frutto dell’albero proibito. Nel dialogo con la donna il serpente arriva per gradi al suo obiettivo: rivela il suo disegno di opposizione a Dio già nella domanda che rivolge alla donna, con il gioco di parole per il quale la proibizione di mangiare i frutti di “un albero” viene estesa a “ogni albero”. Subito si rendono conto di essere nudi: la loro nudità esprime l’indegnità, l’insuccesso.

Al peccato fa seguito una specie di istruttoria condotta da Dio, che ripercorre i gradini opposti a quelli del peccato: prima l’uomo, poi la donna, poi il serpente. Anche l’uomo è condannato, anzitutto nel suo rapporto con la terra, alla quale è legato come a una moglie e dalla quale attende i frutti: ora la terra diventa una nemica. La più aspra conseguenza del peccato, oltre la fatica, il dolore e la difficoltà, è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura. E nonostante tutto, Dio dà agli uomini un vestito: è già un gesto salvifico di Dio, che soccorre l’uomo ridandogli dignità. Il problema che emerge in sede di interpretazione è se, nelle intenzioni degli autori del testo e nell’ambiente vitale in cui il testo stesso venne scritto, si pensava davvero a un peccato “originale”, un peccato – cioè – che fosse all’origine di una definitiva corruzione del genere umano o addirittura di tutto il cosmo.

Viene così proiettata sull’intera umanità la visione particolare che il popolo di Israele aveva della propria storia: alleanza offerta gratuitamente da Dio, rottura dell’alleanza da parte degli uomini, punizione e riconciliazione. I teologi ebrei sono in disaccordo riguardo alla causa del peccato di Adamo, quello che fu poi chiamato “peccato originale”. Certo fu un peccato dei Progenitori, che cedettero alla tentazione di mangiare il “frutto proibito”, con le conseguenze del caso. La dottrina del “peccato ereditario” non si riscontra nella maggior parte dell’ebraismo mainstream. Nella Bibbia ebraica è menzionato un “peccato di Adamo” e non originale o con la terminologia propria della teologia posteriore. Come questione teologica, il peccato originale riguarda tre aspetti sostanziali: l’universalità, l’originalità e l’ereditarietà della colpa. Relativamente all’ereditarietà del peccato originale e dei relativi effetti sulla stirpe umana, esistono differenti opinioni fra le diverse religioni abramitiche, ma anche fra confessioni e correnti di pensiero all’interno di una stessa confessione religiosa, esiste una tensione tra responsabilità personale e solidarietà nel peccato.

I Vangeli non ne parlano espressamente. Inoltre, insegnare a fare il male è una colpa tanto quanto compierlo direttamente: perciò Dio non può avere insegnato il male, pur avendo lasciato la possibilità e la responsabilità all’uomo di conoscerlo. Secondo l’ortodossia cattolica tutti gli uomini, quali discendenti di Adamo ed Eva, ereditano la colpa per effetto del peccato originale, estinta poi dalla grazia del Cristo redentore universale. Una colpa e una grazia collettiva. La dottrina cattolica afferma che, sempre per effetto del peccato originale, l’uomo eredita inoltre l’inclinazione verso il male, e che è chiamata concupiscenza. Questa inclinazione, che accompagna l’uomo nel corso dell’intera sua vita non costituisce in sé peccato, ma una debolezza di base dell’essere umano che è la causa dell’agire malvagio degli uomini nella storia dell’umanità.