Biografie e autobiografie

Il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee. 1830-1861 PDF

Javascript non è abilitato su questo browser. Per utilizzare al meglio tutte le funzioni del sito ti consigliamo di abilitare javascript oppure di visitare il sito con un altro browser. Succedette al padre Francesco I in giovanissima età, e fu autore di un radicale il Regno delle Due Sicilie e le potenze europee. 1830-1861 PDF di risanamento delle finanze del Regno.


Författare: Eugenio Di Rienzo.

Il Regno delle due Sicilie terminò la sua esistenza a seguito di un processo di decomposizione interna accelerato dal moto risorgimentale che portò all’unificazione del nostro paese? Oppure a provocare il crollo del regime borbonico fu decisiva la pressione delle grandi “Potenze marittime” (Francia e Inghilterra) che, dalla metà del XIX secolo, tentarono di trasformare il Mezzogiorno in una colonia economica e in un avamposto strategico funzionale alla loro strategia mediterranea? Il volume di Eugenio Di Rienzo risponde a questi interrogativi, alla luce di una documentazione inedita, proveniente dagli archivi diplomatici francesi, inglesi, austriaci, russi, spagnoli, analizzando la lunga agonia del Regno di Napoli in una durata che va dal conflitto commerciale ingaggiato con la Gran Bretagna nel 1840, ai riflessi internazionali della rivoluzione del 1848, alla Guerra di Crimea, alla distruzione del vecchio equilibrio europeo successiva alla presa di potere di Napoleone III. Senza nessuna nostalgia neoborbonica ma con una grande attenzione ai problemi della storia presente, questo saggio suggerisce inoltre che la stessa debolezza geopolitica, che determinò il crollo del “Piccolo Stato” napoletano, avrebbe condizionato, fino ai nostri giorni, il destino della “Media Potenza” italiana nel segno di un passato destinato a non passare.

La famiglia di Francesco I delle Due Sicilie. Maria Carolina Ferdinanda, Maria Antonietta granduchessa di Toscana, Luisa Carlotta, Maria Cristina regina di Spagna, Ferdinando II, Maria Amalia, Francesco I, Carlo principe di Capua e Leopoldo conte di Siracusa. Salito al trono del Regno delle Due Sicilie l’8 novembre 1830, ad appena vent’anni, mirò subito alla riorganizzazione dello Stato, alla riduzione del debito pubblico e alla pacificazione delle parti sociali ancora in tumulto dopo il periodo napoleonico. Tutti i liberali italiani accolsero con favore le riforme del giovane sovrano, credendo che potesse mettersi alla testa del movimento unitario, ma ben presto Ferdinando deluse le loro aspettative. Questo non bastò di certo a fermare i vari complotti che i liberali fomentavano per far scoppiare insurrezioni popolari, complotti che il re e i suoi ministri repressero duramente, spesso però commutando le pene ai responsabili.

In politica estera, Ferdinando fu un geloso baluardo contro le ingerenze delle potenze straniere negli affari interni napoletani. Allo stesso tempo propose al pontefice di farsi promotore di una Lega di Stati italiani, a carattere difensivo e offensivo, contro le interferenze interne ed esterne delle potenze straniere. Anche il principe di Cassaro si dimostrò favorevole e insieme agli inviati inglesi presentò al re lo schema di un trattato commerciale equo e vantaggioso per entrambe le parti. Oltre a questo, Ferdinando II introdusse quello stesso anno anche alcune innovazioni come l’illuminazione a gas della capitale. L’ondata rivoluzionaria che scosse l’Europa nel 1848 toccò anche il Regno delle Due Sicilie. Il Governo venne affidato al Duca di Serracapriola, che avrebbe dovuto provvedere alla promulgazione delle leggi per l’applicazione della Costituzione, si mosse, però, con molto ritardo. 89 del testo costituzionale prevedeva, infatti, l’abrogazione di tutte le disposizioni e i decreti che fossero stati in contrasto con i principi della Carta.

Sia per negligenza dovuta ad errori di calcolo politico sulla situazione interna del Regno, sia per inesperienza, si promulgarono soltanto due leggi. L’opinione pubblica liberale, convinta che i ministri fossero completamente incapaci di gestire la situazione fece pressioni sul re affinché li licenziasse e così si giunse ad un rimpasto di governo. Costituzione erano diventati i nodi centrali della politica napoletana. I liberali erano fermamente convinti che solo con la concessione di maggiori diritti alla rappresentanza nazionale si sarebbe potuto compensare l’enorme potere che lo Statuto garantiva al re. Ferdinando II, tuttavia, che aveva concesso la Costituzione soprattutto per pacificare e stabilizzare la situazione politica interna, si rifiutò di sottoscrivere il programma del suo ministro ritenuto troppo radicale e foriero di nuovi disordini politici, licenziò il Saliceti e tutto il governo. Il 3 aprile venne formato un nuovo ministero guidato dal neoguelfo Carlo Troya, composto principalmente da liberali moderati che, d’accordo con il re, stilarono un programma in dieci articoli, meno radicale di quello del Saliceti, per dare applicazione alla Costituzione. Tuttavia c’è da rilevare come Ferdinando II desse dell’art.

Il 7 aprile fu dichiarata guerra all’Austria e per l’occasione si modificò la bandiera del Regno aggiungendovi il tricolore italiano. Il 18 aprile si tennero le elezioni, ma l’affluenza alle urne fu scarsa. La maggioranza dei seggi fu conquistata dai liberali moderati. La vigilia della cerimonia, nella sala comunale del palazzo di Monte Oliveto, si raccolsero in seduta preparatoria, sotto la presidenza del Cagnazzi, i deputati già presenti nella capitale. La formula di giuramento alla Costituzione, che il giorno successivo doveva essere prestata dal re e dai deputati, fu il primo argomento di discussione posto all’ordine del giorno. Il re, di fronte alla risolutezza dei deputati, nella notte tra il 14 e il 15 maggio, trasmise alla camera un’altra formula di giuramento: Prometto e giuro innanzi a Dio fedeltà al re costituzionale Ferdinando II.