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In cammino con papa Giovanni XXIII. Angelo della pace PDF

Concilio Vaticano II, durante il pontificato di Giovanni XXIII e di Paolo VI. Per in cammino con papa Giovanni XXIII. Angelo della pace PDF, vedi la voce Antica Basilica di San Pietro in Vaticano.


Författare: Feliciano Innocente.

“Angelo Roncalli era un uomo capace di trasmettere pace; una pace naturale, serena, cordiale; una pace che con la sua elezione al pontificato si manifestò al mondo intero e ricevette il nome della bontà” (Papa Francesco). Il libretto presenta la straordinaria e complessa vita di Papa Giovanni XXIII nelle sue tappe principali, privilegiando proprio l’aspetto peculiare del “Papa buono”: il suo amore e il suo impegno concreto, infaticabile e coraggioso per la pace.

Il cantiere fu riaperto da papa Giulio II che intendeva proseguire i lavori intrapresi da Niccolò V. Il pontefice consultò i maggiori artisti del tempo, tra cui fra’ Giovanni Giocondo che inviò da Venezia un progetto a cinque cupole ispirato alla Basilica di San Marco. Il dibattito, non privo di polemiche e rivalità che si svolse nel corso del 1505, si imperniava sull’idea di costruire un edifico a perfetta pianta centrale, condivisa dagli architetti e dagli intellettuali della Curia, tra cui il neoplatonico Egidio da Viterbo. Bramante giunse a propose un rivoluzionario impianto a croce greca, caratterizzato da una grande cupola emisferica posta al centro del complesso. La ricerca del perfetto equilibrio tra le parti, portò lo stesso Bramante ad omettere persino l’indicazione dell’altare maggiore, segno evidente che gli ideali del Rinascimento erano maturati anche all’interno della Chiesa. Il progetto ci è giunto attraverso un disegno ritenuto autografo detto “piano pergamena” e rappresenta un momento cruciale nell’evoluzione dell’architettura rinascimentale, ponendosi come conclusione di varie esperienze progettuali ed intellettuali e confluenza di molteplici riferimenti.

La costruzione della nuova basilica avrebbe inoltre rappresentato la più grandiosa applicazione degli studi teorici intrapresi da Francesco di Giorgio Martini, Filarete e soprattutto Leonardo da Vinci per chiese a pianta centrale, studi chiaramente ispirati alla tribuna ottagonale della cattedrale di Firenze. La sola certezza sulle ultime intenzioni di Bramante e Giulio II è la realizzazione dei quattro possenti pilastri uniti da quattro grandi arconi destinati a sorreggere la grande cupola, fin dall’inizio, dunque, elemento fondante della nuova basilica. Per poter eseguire tali lavori Bramante fece demolire quasi tutta la parte presbiteriale dell’antica basilica, suscitando polemiche permanenti fuori e dentro la Chiesa, a cui prese parte persino Erasmo da Rotterdam. Dopo Sangallo, deceduto nel 1546, alla direzione dei lavori subentrò Michelangelo Buonarroti, all’epoca ormai settantenne. La storia del progetto michelangiolesco è documentata da una serie di documenti di cantiere, lettere, disegni dello stesso Buonarroti e di altri artisti, affreschi e testimonianze dei contemporanei, come Giorgio Vasari. Malgrado ciò, le informazioni ricavabili spesso sono in contraddizione tra loro.

Pertanto, Michelangelo tornò alla pianta centrale del progetto originario, così da sottolineare maggiormente l’impatto della cupola, ma annullando la perfetta simmetria studiata da Bramante con la previsione di un pronao. Ciononostante, i sostenitori del progetto di Sangallo avanzarono ancora critiche sull’operato di Michelangelo, senza perdere occasione per mettere in cattiva luce il maestro. Dopo il 1602, papa Clemente VIII affidò la direzione della fabbrica a Carlo Maderno, che fu incaricato di completare la basilica con l’aggiunta di un corpo longitudinale costituito da tre campate e da un portico in facciata. Le campate trasformarono il corpo longitudinale della chiesa in un organismo a tre navate, con profonde cappelle inserite lungo le mura perimetrali.

Le navate laterali furono coperte con cupole a pianta ovale, incassate nel corpo della basilica e caratterizzate all’esterno solo da piccole lanterne, che avrebbero dovuto essere celate, alla sommità del tetto, per mezzo di numerose cupole ornamentali a pianta ottagonale, non realizzate. Nel tentativo di dare slancio al severo prospetto, Gian Lorenzo Bernini, autore della piazza antistante alla basilica, eseguì una serie di trasformazioni: limitò alla sola parte centrale la scalinata d’ingresso alla chiesa e, davanti ai due archi che avrebbero dovuto sostenere i suddetti campanili, scavò il terreno sottostante, portando il nuovo piano di calpestio quanto più possibile vicino al livello della piazza. Per approfondire, vedi la voce Piazza San Pietro. Gian Lorenzo Bernini, che realizzò qui la sua opera d’architettura più celebre.