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L’Argentina vista com’è PDF

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Författare: Luigi Barzini.

La crisi economica argentina colpì l’economia argentina tra la fine degli anni novanta e l’inizio del decennio successivo. Per parecchi anni l’Argentina è stata soggetta ad un’alternanza tra dittature militari e deboli governi democratici, circostanza che ha condotto alla nascita di diversi problemi economici. Nel 1983 si tornò alla democrazia con l’elezione del presidente Raúl Alfonsín. Il progetto del nuovo governo prevedeva la stabilizzazione dell’economia argentina compresa la creazione di una nuova moneta, l’austral, la prima moneta in Argentina a non chiamarsi peso.

La lotta all’inflazione ebbe successo e ricominciò la ripresa economica. Con il Ministro dell’economia Domingo Cavallo nel 1991 si fissò il cambio a 10 000 austral per 1 dollaro, valore al quale ognuno poteva convertire i propri austral in dollari. I risultati della legge furono una riduzione drastica dell’inflazione, la stabilità dei prezzi ed una valuta stabile. Tuttavia l’Argentina aveva ancora un debito pubblico collocato all’estero da ripagare e per farlo continuava a chiedere nuovi prestiti. Nel frattempo le spese del governo e la corruzione restavano elevati. Il debito pubblico argentino crebbe velocemente durante gli anni ’90 e il paese appariva sempre meno capace di ripagarlo.

Il Fondo Monetario Internazionale continuava comunque a concedere all’Argentina prestiti e dilazioni di pagamento. Stati nei confronti dell’America latina, con riflessi su tutte le economie della regione. Nel 1999, il neo eletto presidente Fernando de la Rúa trovò un paese dove la disoccupazione era ormai a livelli critici e gli effetti negativi del tasso di cambio fisso erano ben evidenti. L’Argentina perse rapidamente la fiducia degli investitori e la fuga di capitali aumentò.

Nel 2001 la gente iniziò a temere il peggio e a ritirare grosse somme di denaro dai propri conti correnti bancari, convertendo pesos in dollari e mandandoli all’estero, si scatenò una corsa agli sportelli. Questo limite ai prelievi, unito ai seri problemi che causò, esasperò il popolo argentino che in alcuni casi si riversò nelle strade di importanti città, specialmente Buenos Aires. Si svilupparono proteste popolari, note con il nome di cacerolazo, che consistevano nel percuotere rumorosamente pentole e padelle. Gli scontri fra i locali e la polizia divennero una consuetudine così come gli incendi appiccati nelle strade di Buenos Aires. Fernando de la Rúa dichiarò lo stato d’emergenza ma questo peggiorò soltanto la situazione, aggravando le proteste del 20 e 21 dicembre 2001 a Plaza de Mayo, dove i dimostranti si scontrarono con la polizia. Il Presidente Fernando de la Rúa si dimette durante le rivolte, 21 dicembre 2001.