Famiglia, salute e benessere

La condizione giovanile in Italia. Rapporto giovani 2014 PDF

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Questo secondo volume del rapporto giovani prosegue l’analisi e la riflessione sulla condizione delle nuove generazioni in Italia, svolta a partire dai dati di una delle più ricche indagini nazionali sul tema. La ricerca è stata avviata nel corso di questa lunga crisi economica, consentendo così di misurare le condizioni di difficoltà del presente, ma anche di comprendere come venga percepito il futuro, in un periodo di forte incertezza. Da quanto emerge, la prospettiva dell’uscita dalla recessione resta fortemente legata alle scelte che si faranno per le nuove generazioni, dalla creazione di nuove opportunità alla ridefinizione delle priorità collettive. I temi trattati sono quelli relativi agli snodi del processo di transizione alla vita adulta a partire dai 18 anni: formazione, conquista dell’indipendenza economica, costruzione di una propria famiglia. Assieme ai percorsi biografici emergono però altre dimensioni, che arricchiscono il ritratto di una generazione in divenire: i valori, gli atteggiamenti, la percezione di sé, il rapporto con il mondo degli adulti e in particolare con i genitori, la fiducia nella politica e nelle istituzioni. A questo spaccato, si affiancano numerosi approfondimenti: sull’uso delle nuove tecnologie e dei nuovi linguaggi e sul rapporto con essi, sulla partecipazione e l’impegno sociale, sullo sviluppo sostenibile. Il rapporto vuole quindi offrire chiavi di lettura documentate e approfondite sul mondo giovanile, spesso sconosciuto.

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Barbara Gittings, attivista per i diritti degli omosessuali, in una manifestazione alla Casa Bianca nel 1965. Lo stesso argomento in dettaglio: Controcultura degli anni 1960. Il movimento nacque originariamente a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e raggiunse la sua massima espansione nel 1968 nell’Europa occidentale col suo apice nel Maggio francese. A Berkeley, nel 1964, l’università californiana, i cui aspetti elitari più avanzati sono uno dei simboli della società statunitense, scoppiò una rivolta senza precedenti.

Nei campus americani la protesta giovanile mise insieme classi, ceti, gruppi, investì la morale e i rapporti umani. Diffusa in buona parte del mondo, dall’Occidente all’Est comunista, la contestazione generale ebbe come nemico comune il principio di autorità come giustificativo del potere nella società. Nelle scuole gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori e del sistema scolastico scarso e obsoleto. Gli obiettivi comuni ai diversi movimenti erano il miglioramento della società sulla base del principio di uguaglianza, l’anti corruzione della politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l’eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale. Il movimento per i diritti civili degli afroamericani aveva costituito, fin dall’inizio degli anni sessanta, il prototipo di questa dinamica. Negli Stati del Sud, negli anni cinquanta era venuto maturando un movimento nero per l’eguaglianza, promosso dalle comunità di colore. A questo punto si temeva che lo sviluppo del movimento nero portasse alla fine dell’esclusione di fatto della popolazione di colore dal voto, praticata in tutto il Sud, con l’aiuto dell’organizzazione violenta e razzista del Ku Klux Klan.

Nonostante tutto, il movimento ottenne significativi successi politici, contribuendo al superamento della segregazione. A partire dal 1963-1964 le agitazioni dei neri si svilupparono rapidamente anche nelle grandi città del Nord degli Stati Uniti. 1960 dal sociologo americano Charles Wright Mills, uno degli intellettuali che più influenzarono i movimenti giovanili. Gli elementi di novità nei movimenti giovanili erano vari e molteplici.

Innanzitutto era ritenuto estremamente importante il riferimento alle lotte dei popoli del Terzo mondo, alle rivoluzioni del mondo arabo, dell’Asia e di Cuba. Infine la nuova sinistra era assai diffidente nei confronti dell’organizzazione di tipo leninista e stalinista e proponeva forme di agitazione e di aggregazione che valorizzassero la partecipazione di massa ai processi decisionali. Le agitazioni promosse dai movimenti giovanili si diffusero in vaste aree del pianeta tra la fine del 1967 e l’autunno del 1968. Jean-Paul Sartre con Simone de Beauvoir e Che Guevara nel 1960. Nell’ottobre 1967 i militari boliviani annunciarono la morte di Che Guevara.

Leader della rivoluzione guerrigliera assieme a Fidel Castro a Cuba e poi, dopo la vittoria della rivoluzione, Ministro dell’Economia del nuovo regime socialista, si era allontanato dall’isola l’anno precedente per iniziare una nuova rivoluzione nelle montagne della Bolivia. A partire dal novembre 1967, in diversi Paesi europei si diffusero agitazioni studentesche: dapprima concentrate nelle Università, che vennero occupate e dove il movimento tentò di dar vita a forme di controeducazione alternativa a quella ufficiale attraverso volantini ciclostilati, l’opposizione extraparlamentare, come all’epoca veniva definita, progettava di investire progressivamente l’intera società a partire dalla base stessa. Lo stesso argomento in dettaglio: Presidenza di Lyndon B. Movimento contro la guerra del Vietnam.