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La canzone del Piave, conosciuta anche come La leggenda del Piave, è una delle la nostra ultima canzone PDF celebri canzoni patriottiche italiane. O il Piave o tutti accoppati! Il 4 luglio del 1918, la 3ª Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo.


Författare: S. K. Falls.

Il più grande desiderio di Saylor è essere molato e certo che tutti le stiano attorno per prendersi cura di lei. Ha la sindrome di Mùnchausen. Così quando il suo psichiatra le consiglioadi andare a fare volontariato in ospedale per i gruppi di auto-aiuto, accetta con grande entusiasmo. Inizia così a frequentare un gruppo di ragazzi della sua età malati terminali, inizia a uscire con loro, a vederli al di fuori dell’ospedale, a far sempre più parte della loro vita, fingendosi malato. Nel gruppo c’è Drew, un ragazzo bellissimo e di cui lei sì sta innamorando. A separarli una tremenda bugia: Saylor non è davvero malato. Ma a stringerli per sempre sarà una crudele verità: Drew sta morendo…

La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918 subito dopo la battaglia del solstizio, da E. Vipera, Le rose rosse, Santa Lucia luntana, Balocchi e profumi. Una delle prime trincee scavate lungo l’argine destro del Piave nell’ottobre – novembre 1917 dal Regio Esercito dopo la disfatta di Caporetto. Lo spartito originale fu pubblicato solo dopo la guerra. Nella prima strofa, il fiume Piave assiste al concentramento silenzioso di truppe italiane, citando la data dell’inizio della Prima guerra mondiale per il Regio Esercito italiano. Tuttavia, come racconta la seconda strofa, a causa della disfatta di Caporetto, il nemico cala fino al fiume e questo provoca sfollati, profughi da ogni parte. La terza strofa racconta del ritorno del nemico con il seguito di vendette di ogni guerra, e con il Piave che pronuncia il suo “no” all’avanzata dei nemici e la ostacola gonfiando il suo corso, reso rosso dal sangue dei nemici.

Benché arricchita di spunti patriottico-retorici, l’improvvisa e copiosa piena del Piave costituì davvero un ostacolo insormontabile per l’esercito austriaco, ormai agli sgoccioli con gli approvvigionamenti e il sostegno di truppe di riserva. Nell’ultima strofa si immagina che una volta respinto il nemico oltre Trieste e Trento, con la vittoria tornassero idealmente in vita i patrioti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti, tutti uccisi dagli austriaci. All’epoca della prima stesura di questo brano, si pensava che la responsabilità per la disfatta di Caporetto fosse da attribuire al tradimento di un reparto dell’esercito. Per questo motivo, al posto del verso “Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento” vi era la frase “Ma in una notte triste si parlò di tradimento”.