Società

La sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler PDF

Questa voce o sezione sull’argomento politica è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Il socialismo nazionale è una branca del socialismo che adotta una forma politica trasversale, sviluppatasi in Italia già nel corso del processo risorgimentale come espressione dell’ala sinistra del nazionalismo democratico mazziniano, rappresentato soprattutto dal pensiero di Carlo Pisacane. Sempre in Italia – ma anche in Francia – una certa ala del la sinistra nazionalsocialista. Una mancata alternativa a Hitler PDF arrivò ad appoggiare le guerre coloniali.


Författare: Michelangelo Ingrassia.

Come in Italia, anche in Germania la Grande guerra alimentò forti tensioni, frantumò gli schemi politici del passato, produsse nuove contrapposizioni. Si è ormai stratificata nella storiografia l’idea che Hitler e il nazionalsocialismo siano stati il risultato di particolari circostanze: la Prima guerra mondiale, le ritorsioni di Versailles, la gracile democrazia nata dalle ceneri dell’Impero guglielmino. In realtà nella Germania del primo dopoguerra si agitarono forze culturali e politiche contrapposte alla repubblica di Weimar e alternative a Hitler, come la Rivoluzione conservatrice, il nazionalbolscevismo, il prussianesimo. Furono correnti di pensiero che tutte, in qualche modo, trassero linfa dalla grande tradizione del socialismo tedesco, nazionale e antimarxista. Cadute le barriere di destra e di sinistra, la linea di confine corse fra la multiforme sinistra nazionale e il nazionalsocialismo. Hitler fu l’esito finale di una storia che avrebbe potuto seguire anche altre direttrici; un dramma nel dramma della Germania nel Novecento. Questo libro disegna una mappa che guida lungo le vie seguite da uomini d’azione e uomini d’arme, filosofi e cattedratici, la cui avventura, talvolta velleitaria, risultò perdente nel confronto con il realismo politico del machiavellico Hitler.

In questo si ritrovarono uniti sia i socialisti gradualisti “alla tedesca” sia gli estremisti ammiratori delle teorie di Sorel, appartenenti alla corrente del “sindacalismo rivoluzionario”. Entrambi consideravano indispensabile l’accrescimento socioeconomico della patria, al fine di migliorare le condizioni del ceto operaio. In Italia già nel 1910 Enrico Corradini, parlò di un nazionalismo che doveva anche essere “nazionale” in economia. Dopo la prima guerra mondiale il cosiddetto “socialismo nazionale” sviluppò l’idea della vittoria mutilata e rivolse attenzione alle condizioni dei reduci.

Tali idee si concretizzarono nel 1919 nella fondazione a Milano dei Fasci italiani di combattimento mussoliniani, e nel suo manifesto. Dopo la caduta del regime nel 1943, con la creazione della Repubblica Sociale Italiana e con la nascita del nuovo Partito Fascista Repubblicano tali principi furono ripresi nel Manifesto di Verona. La RSI aveva nel suo programma la riforma della socializzazione delle imprese e dell’economia, per la cui stesura Mussolini aveva attivato Bombacci, che sarà poi fucilato a Dongo insieme a Mussolini. Mein Kampf a incarnare il “Socialismo nazionale” tedesco. Il nazismo esprime una forma nazionalista e totalitaria con mire operaiste, opposta al socialismo internazionale di stampo marxista e si concretizzò quale reazione alla disuguaglianza economica nella società liberista tedesca della Repubblica di Weimar.