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La teoria della storia. Pasquale Villari e Antonio Labriola PDF

Risorgimento nazionale e che sono state conciliate sia con la tradizione cattolica che con la filosofia hegeliana. Per capire le loro la teoria della storia. Pasquale Villari e Antonio Labriola PDF filosofie bisogna metterle in rapporto al positivismo, al marxismo, al cattolicesimo e all’hegelismo. In Italia, industrialmente ancora molto debole e priva di colonie significative, il primo positivismo s’era manifestato in Lombardia con Cattaneo e Ferrari, la cui linea politica di un’Italia federale era uscita sconfitta durante l’unificazione.


Författare: Bondi Davide.

Se c’è chi abbia bisogno”, scriveva Labriola, “di vivere fin da ora nel futuro, come da sentirlo e da provarlo su la propria pelle; e, papeggiando in nome delle idee, voglia investire dei loro diritti e doveri i componenti la società dell’avvenire, s’accomodi pure. Permetta quindi a me (…) di esprimere la speranza, che quei del futuro (…) serbino tanto della gaia dialettica del ridere, da farsi beffe umoristicamente dei profeti dell’oggi”. Al contempo, contro le filosofie astratte, gnoseologiche e duplicatrici dell’esperienza, contro i “leopardiani annoiati”, suggeriva una filosofia della storia intesa alla possibilità e al proposito del cambiamento. Nella critica della metafisica e della concezione statica della realtà scorgeva un pensiero in azione e un “modo di condursi ragionevolmente” nella vita.

Riguardo al cattolicesimo, entrambi lo considerano inferiore alla filosofia idealistica e non amano alcuna forma di clericalismo politico, ma ritengono anche che un intellettuale non possa non essere cattolico, quindi rifiutano gli sviluppi ateistici della Sinistra hegeliana. Riguardo all’hegelismo, la riforma che compiono mira a dare concretezza a una filosofia che a loro appare troppo astratta e metafisica. Di qui l’interesse di Croce per la storia, la letteratura e l’estetica, e l’interesse di Gentile per la politica e l’istruzione scolastica e universitaria. A motivo di questa dura opposizione al positivismo e al socialismo, Croce e Gentile seppero creare un clima d’isolamento nel nostro paese, illudendo gli intellettuali che il loro neoidealismo fosse la migliore filosofia europea. Nel periodo 1830-60 la filosofia italiana e il pensiero politico ufficiale si evolse sotto l’influsso del movimento di liberazione nazionale. In questo periodo vi furono vari pensatori progressisti come Pisacane e i rappresentanti del primo positivismo italiano: C. Essi appartenevano all’ala repubblicano-democratica del suddetto movimento e avanzarono idee progressiste come ad es.

Malgrado il suo moderatismo politico generale, malgrado il fatto che non sia diventata la concezione del movimento democratico italiano, questa corrente fu, in parte, una delle forme in cui si espressero le forze progressiste. In pratica essa riproduceva il processo avvenuto in Germania: l’hegelismo diventava fruttuoso solo per coloro che lo superavano in direzione del materialismo. Questa forma superficiale di positivismo, debole sul piano metodologico, non poteva reggere il confronto all’inizio del XX sec. Ferri che fu uno dei dirigenti e teorici principali del partito socialista italiano all’inizio del secolo.

Il positivismo infatti risultava del tutto inaccettabile ai vecchi gruppi politico-religiosi collegati colla chiesa cattolica. Sul piano della filosofia religiosa ebbero senz’altro maggiore importanza alcuni sistemi oggettivo-idealistici “non ortodossi”, come quelli di B. Quest’ultimo, in particolare, propendeva per il panteismo idealistico, considerando Dio come “ragione infinita” o “principio universale unificatore del mondo” e inoltre, a differenza dell’altro, fu un fiero avversario del fascismo. In ogni caso, nessuna corrente della filosofia religiosa fu in grado di colmare il vuoto aperto dal crollo del positivismo.