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Leonardo Da Vinci. Il simbolo universale del genio PDF

Largamente considerato un capolavoro della scultura mondiale, è uno degli emblemi del Rinascimento nonché simbolo di Firenze e dell’Italia all’estero. Il problema principale dell’abbozzo era la fragilità del marmo, dovuta alla sua scarsa qualità, alla presenza di numerose fenditure e fori, detti taroli, e alla tendenza intrinseca, di quella tipologia leonardo Da Vinci. Il simbolo universale del genio PDF marmo, alla cottura, ovverosia alla perdita di coesione dei cristalli.


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Nonostante le fonti tacciano al riguardo, è lecito pensare che il blocco dovesse presentare già alcune forme antropomorfe, per quanto parziali, tanto che i fiorentini erano soliti già chiamarlo “il Gigante”. L’inizio dei lavori risale al 9 settembre 1501, quando l’artista provò la durezza del blocco sbozzandolo con qualche colpo di scalpello. Si mise effettivamente all’opera il 13. Il 14 ottobre, probabilmente disturbato dagli occhi indiscreti di chi voleva vedere “il gigante” in lavorazione, fece costruire un recinto di tavole attorno al suo campo di lavoro. L’esecuzione dovette essere circondata da un’aura di mistero e da una trepidante attesa nei fiorentini, consci dei successi romani dell’artefice e curiosi di sapere l’esito di una prova così difficoltosa. Il 25 gennaio 1504 la statua viene definita “quasi finita” e si procede a nominare una commissione per deciderne la collocazione.

A maggio del 1504 la statua fu trasportata nella sua sede definitiva, vi lavorò quindi tre anni, creando un’opera leggendaria che conteneva nella sua vicenda tutte le premesse per il mito: l’enorme difficoltà tecnica, l’innegabile bellezza del risultato e le numerose vicende che ne hanno segnato la storia. Le ragioni della seconda opzione, proposta da Giuliano da Sangallo, erano essenzialmente conservative, il marmo della statua era debole e “chotto”, infatti come dal Sangallo ipotizzato, si sarebbe poi rovinato. L’enorme statua venne trasportata in quattro giorni fino al 18 maggio 1504, con una partecipazione di più di quaranta uomini, incaricati di trainare e sorvegliare lo scorrimento all’interno di una gabbia lignea, che teneva il marmo prudentemente staccato dal fondo, scorrendo su travi unte di grasso di sego, per evitare vibrazioni che potessero danneggiarlo. Durante il tragitto, in una pausa notturna un gruppo di giovani fedeli alla fazione filo-medicea, estromessa dal potere, aggredì la statua prendendola a sassate, in quanto simbolo riconosciuto del governo repubblicano: il valore simbolico dell’opera era già estremamente evidente. Michelangelo rifinì la statua sul posto dipingendo in oro il tronco d’albero dietro la gamba destra e aggiungendo delle ghirlande di ottone con foglie in rame dorato che cingevano la testa e la cinghia della fionda. La Giuditta venne spostata sotto la loggia l’8 giugno. Allo scultore vennero pagati 400 fiorini.