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Maratti e la sua fortuna PDF

Essa si richiama nella terminologia e nella simbologia alla tradizione dei pastori-poeti della mitica regione dell’Arcadia ed il nome fu trovato da Taia durante una adunata ai Prati di Castello, a quei tempi un paesaggio pastorale. Andando un giorno a diporto il colto e geniale drappello ne’ suburbii di Roma, e recitando alterne rime all’ombra delle piante ed al mormorare de’ rivoli, un de’ compagni sorse enfaticamente a dire: “Pare che noi facciamo rivivere l’antica Arcadia”. I caratteri letterari dell’Accademia maratti e la sua fortuna PDF frutto del confronto tra due dei fondatori, Gian Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni.


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Il primo vedeva nell’Accademia il centro propulsore di un rinnovamento non solo letterario, ma anche culturale. Tra le conseguenze di questo dissidio, vi fu una scissione, nel 1711, che portò alla fondazione di una Seconda Arcadia, patrocinata dagli scolari del Gravina, che tre anni dopo venne denominata Accademia de’ Quirini. Nel 1719 i due rami si ricompattarono, per omaggiare Gravina, morto l’anno prima. Dal punto di vista estetico gli scrittori dell’Arcadia sono classicisti, mentre dal punto di vista filosofico sono razionalisti e si richiamano a Cartesio, come bene mostra il percorso artistico di Pietro Metastasio, allievo di Gian Vincenzo Gravina. Gli Arcadi cominciarono a riunirsi nei giardini del Duca di Paganica a S.

Pietro in Vincoli dove seduti per terra o su dei sassi presero a recitare i loro versi. Dal 27 maggio 1691 si trasferirono nel giardino di Palazzo Riario, ex residenza di Cristina di Svezia, dove ebbero a disposizione una specie di fosso rotondo che comunque aveva parvenza di teatro. Nel 1699 si spostarono ancora, stavolta nel giardino del duca Don Antonio Salviati che aveva fatto scavare in una collinetta un teatro romaneggiante ma alla morte del duca, nel gennaio 1704, furono sfrattati dagli eredi e dunque nel luglio del 1705, per celebrare i Giochi Olimpici, dovettero ricorrere all’ospitalità del principe D. Finalmente, grazie a una donazione di 4000 scudi di Giovanni V del Portogallo, anche lui arcade, l’Accademia poté acquistare una sede tutta sua ovvero l’Orto dei Livi, alle pendici del Gianicolo, che l’architetto e arcade Antonio Canevari trasformò nel Bosco Parrasio.

L’Accademia era una democrazia dove sovrana era l’assemblea dei membri che aveva l’obbligo di riunirsi almeno due volte in inverno e una in estate. A convocarla e a presiederla era preposto un Custode, eletto, con scrutinio segreto, ogni quattro anni durante la celebrazione dei Giochi Olimpici. Il Custode doveva anche nominare, tra tutti gli Arcadi che risiedevano in Roma, un collegio di 12 Vicecustodi che ogni anno dovevano essere sostituiti per la metà. Sempre di nomina del custode c’erano anche due Sottocustodi con funzioni di cancellieri e un Vicario o Protocustode che, in caso di impedimento del facente funzioni, aveva il compito di sostituirlo. Per entrare nell’accademia, che era a numero chiuso, era necessario possedere tre requisiti fondamentali ovvero: avere minimo 24 anni, una reputazione e una storia personale rispettabile ed essere oggettivamente riconosciuto un esperto in una qualche area del sapere e, se maschi, era obbligatoria anche la competenza in una qualche disciplina letteraria.

L’ammissione all’accademia avveniva in 5 modi differenti a seconda dei candidati. Riservata a cardinali, principi, viceré ed ambasciatori. Alla proposta del nome del candidato ogni Arcade dava il proprio assenso o diniego ad alta voce durante un’assemblea celebrata a porte chiuse. Il Collegio dei Vicecustodi proponeva all’assemblea le candidate e i soci, a porte chiuse ma a voce alta, decidevano in senso favorevole o contrario.

L’assemblea delegava una commissione ristretta che la rappresentasse e decidesse al suo posto sull’ammissione o meno dei candidati. Per sostituire i posti lasciati vacanti, per morte o malattia, da altri Arcadi l’assemblea decideva sugli aspiranti ma a scrutinio segreto. Essendo difficile tenere il conto esatto di tutti gli Arcadi che venivano a mancare, per non escludere troppo a lungo personaggi anche di spicco, con voto segreto dell’assemblea, si dava il via libera all’associazione di nuovi membri assegnando loro anche un nome arcadico. Al momento dell’ingresso nella congrega il neofita avrebbe ricevuto dall’assemblea un nuovo nome, con cui sarebbe stato conosciuto in Arcadia.