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Missione: modo di essere chiesa PDF

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Författare: Silvano Fausti.

La parola “missione” rimanda spesso alla vita della Chiesa nei paesi lontani, ma in realtà invita ogni credente a interrogarsi sull’identità cristiana. La missione costituisce infatti la dimensione fondamentale della vita cristiana: «Abbiamo sempre bisogno di essere evangelizzati. E proprio da coloro che vorremmo evangelizzare. Poi, una volta evangelizzati, ci rivolgiamo agli altri, vicini e lontani. Solo andando verso i fratelli diventiamo noi stessi figli. La missione realizza la nostra vocazione: “chi accoglie voi, accoglie me”, dice Gesù identificandosi con i suoi inviati (Mt 10,40). La missione verso i fratelli ci rende uguali a Lui, il Figlio”. Il volume raccoglie le meditazioni con cui p. Fausti ha accompagnato per tre anni la riflessione dei lettori della rivista Popoli. Le prime dieci sono una panoramica fondamentale sulla missione; le seconde dieci approfondiscono lo stile di vita nuova proposta dal Vangelo; le ultime dieci commentano uno dei tre discorsi dell’evangelista Luca sulla missione. Seguono le risposte a dieci domande dei lettori.

Monastero di Santa Caterina sul Monte Sinai. Il termine è esclusivamente utilizzato come titolo di Gesù, che i cristiani riconoscono come il Messia inviato da Dio per la realizzazione del Regno dei Cieli. Al tempo di Gesù, il Giudaismo del Secondo Tempio presentava notevoli differenze di ordine sociale, politico, culturale e religioso fra le tribù di Israele. Il Nuovo Testamento riconosce ed identifica il Messia delle profezie in Gesù il Nazareno, cui San Pietro apostolo e primo Pontefice riserva le parole: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Nell’antichità, i profumi erano infatti a base di olio, mentre attualmente sono a base di alcool. URL consultato il 23 settembre 2018. Questa pagina è stata modificata per l’ultima volta il 1 dic 2018 alle 23:09.

Vedi le condizioni d’uso per i dettagli. La costruzione della chiesa fu sostenuta dall’entusiasmo di tutta la popolazione. Fu decisa la sua ubicazione, carica di significati, nella contrà del Collo, dove aveva avuto sede la chiesa catara ed Ezzelino la sua sede fortificata, il Castrum Thealdum. In pochi anni, però, il clima politico cambiò: nel 1264 Vicenza fu soggiogata da Padova, Bartolomeo perse gran parte del suo potere e visse i suoi ultimi anni nello sconforto e nella delusione, chiedendo persino al papa Clemente IV di essere esonerato dal governo della diocesi, senza che però questi accettasse le sue dimissioni. L’anno successivo fu costruito il primo chiostro – quello minore, andato in larga parte distrutto in seguito ai bombardamenti angloamericani del 1944 – adiacente al lato settentrionale della chiesa. Santa Corona fu in quell’epoca il cuore della vita religiosa e civile della città: la festa e la processione della Sacra Spina erano celebrate con il massimo della solennità – le modalità dello svolgimento erano addirittura prescritte dagli statuti comunali – e la partecipazione di tutte le fraglie cittadine, in testa quelle dei giudici e dei notai. I domenicani avevano anche la direzione delle monache che, quasi contemporaneamente a loro, si erano stabilite in città – nell’antico borgo presso la chiesa delle Roblandine – nel monastero di San Domenico, che ben presto si arricchì di una grande quantità di beni portati in dote dalle postulanti, in buona parte provenienti da famiglie nobili o ricche del territorio.

Nel 1463 un breve del papa Pio II decise la cessione del convento di Santa Corona agli Osservanti – verso i quali sia la popolazione che le autorità cittadine e veneziane si erano sempre mostrate favorevoli – dopo di che la comunità conventuale ebbe un notevole incremento. Durante il Quattrocento, sotto il dominio della Repubblica di Venezia, la città politicamente non contava più nulla. I luoghi simbolo dell’identità cittadina furono allora occupati dalle famiglie nobili che, in base al patto di dedizione con Venezia, governavano il territorio. Santa Corona fu anche sede di confraternite, che a quel tempo rappresentavano la maggior espressione della vita religiosa cittadina. Intorno al 1450 la Confraternita di san Pietro Martire fece costruire la seconda cappella della navata destra, dove continuò a radunarsi fino al momento della soppressione napoleonica. Nel Seicento la vita del convento conservò il normale svolgimento del secolo precedente, accentuando le attività di carattere religioso, come la fondazione di moltissime confraternite del Rosario in quasi tutte le parrocchie del territorio e una migliore organizzazione della scuola interna del convento. Durante tutto il XVIII secolo la comunità conventuale di Santa Corona si mantenne in uno stato di notevole efficienza: vi erano presenti 25 religiosi circa, con un corpo insegnante e scolari.

1801 al 1810 ma, in seguito al decreto napoleonico di Compiègne che dispose lo scioglimento degli ordini religiosi e delle confraternite, i domenicani lo dovettero lasciare definitivamente. In seguito alle aggregazioni parrocchiali della città, Santa Corona divenne la chiesa sussidiaria principale della parrocchia di Santo Stefano. Con la Restaurazione, Vicenza fu ricompresa nel Regno Lombardo-Veneto, parte del cattolicissimo Impero asburgico. Nel 1872-1874 furono fatti importanti interventi agli edifici ex conventuali per adattarli alle nuove esigenze scolastiche e in particolare per permettere la costruzione dei laboratori. L’incursione aerea alleata del 14 maggio 1944 colpì gravemente i due chiostri, provocando gravi danni a quello minore, contiguo alla chiesa, e all’antica biblioteca che esso conteneva. Fianco destro con le cappelle e il protiro della porta laterale.