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Modi della poesia italiana contemporanea PDF

A partire dagli anni Settanta e Ottanta del Novecento si è diffusa un’idea bipartita oppure tripartita delle tendenze poetiche della prima metà del secolo. Pound, Eliot, Joyce, Woolf sono considerati modi della poesia italiana contemporanea PDF maestri indiscussi di tale tendenza.


Författare: Paolo Giovannetti.

E’ opinione diffusa che nella poesia italiana degli ultimi cinquant’anni si prolunghi la stagione modernista. Il saggio prova a rimettere in discussione tale schema critico, passando in rassegna le principali voci tecniche del discorso poetico.

Preciso subito che, per quanto mi riguarda, un uso generico e indifferenziato del termine mi sembra poco produttivo, mentre esso mi sembra acquisti senso e valore se riferito alla rottura primonovecentesca e alla nuova cultura determinata dalla rivoluzione epistemologica di fine secolo. Come definire, per esempio, la ricerca di Tozzi, Pirandello, Svevo? Come gli autori di avanguardia, anche i modernisti non possono prescindere dalla rottura epistemologica di fine Ottocento e inizio Novecento rappresentata in modi diversi da Nietzsche, Bergson, Freud. Condividono dunque con loro il clima culturale, ma poi se ne differenziano per soluzioni artistiche e ideologiche.

D’altronde, all’inizio del nuovo secolo, la separazione dal passato è assai più netta fra i modernisti che fra gli adepti del futurismo. Marinetti e i suoi sono infatti largamente debitori della cultura ottocentesca su tre punti fondamentali: 1. Se assumiamo come esemplare la linea crepuscolari-Sbarbaro-primo Montale, allargandola a Rebora e Palazzeschi, la coscienza della separazione dal passato si annoda a due questioni strettamente intrecciate fra loro: la consapevolezza della crisi dei fondamenti e della fine del senso che ne deriva e la coscienza del declino del tradizionale ruolo protagonistico del poeta come vate, maestro e profeta o comunque come distributore di ideologie complessive. In Rebora l’estraneità al significato e, nondimeno, il bisogno di esso sono suggellati nel doppio settenario e non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe di O carro vuoto sul binario morto. Il soggetto di questa frase rimanda al ciel, cioè a un valore che trascenda la contingenza, al significato generale della vita. Ma la linea crepuscolari-Sbarbaro-primo Montale si caratterizza anche per altre due tematiche che discendono immediatamente da tali assunti: il senso di esclusione e di estraneità rispetto alla società e alla natura e la conseguente opzione per l’atonia, l’indifferenza, il sonnambulismo. Dal quadro appena tracciato è possibile forse provare a dedurre qualche conclusione provvisoria.

Anzitutto il modernismo non è un movimento né tanto meno una scuola omogenea e unitaria. In secondo luogo il modernismo in poesia si distingue nettamente non solo dal classicismo carducciano ma anche dal simbolismo decadente. Nasce anzi in polemica con tutti i maestri fin de siècle. Tuttavia si distingue con altrettanta nettezza anche dalla avanguardia futurista e poi da quella surrealista, di cui rifiuta la poetica dell’immediatezza e la pratica dei manifesti e del lavoro di gruppo. In terzo luogo la rottura più radicale con la tradizione ottocentesca non è quella, apparentemente più drastica, dei futuristi, ma l’altra, più sobria, dei modernisti, che, pur guardandosi bene dal fare tabula rasa del passato, esprimono in modo più netto la crisi dei fondamenti del significato e il senso di estraneità e di spaesamento dell’artista moderno agli inizi del secolo. In quarto luogo, è opportuno distinguere una prima fase del modernismo, da una seconda, che si sviluppa nel corso degli anni Venti e Trenta e ha in Ungaretti, nel secondo Montale e in Saba i principali rappresentanti.

Le Occasioni e la poesia italiana del Novecento, Pacini Fazzi, Lucca 2002. Pellini, In una casa di vetro. Tortora, Debenedetti, Svevo e il modernismo, in Per Romano Luperini, a cura di P. Modernismo e avanguardia, Liguori, Napoli 2004.