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Mussolini censore PDF

Mussolini censore PDF dalle nebbie del passato uno dei momenti più cruciali e crudeli di quella tragedia che fu la fine del fascismo. Il momento è quello in cui, sul lungolago di Dongo, il 28 aprile 1945, quindici prigionieri furono messi a morte spicciativamente, per i loro trascorsi fascisti, dopo un simulacro di giudizio. All’esecuzione spietata e affrettata seguirono, per i ricorsi di familiari degli uccisi, inchieste e processi. Che ebbero la sorte toccata infallibilmente a tutte quelle vicende giudiziarie: la rubricazione come atti di guerra e l’archiviazione, nel 1967.


Författare: Guido Bonsaver.

«Prima di Benito Mussolini, nessun capo del governo italiano dedicò una simile attenzione alla produzione editoriale del proprio paese. Il Duce, forse per abitudine professionale da esperto redattore qual era, forse per appagare le sue ambizioni d’intellettuale autodidatta, lo fece costantemente, durante l’intero Ventennio. Facendo così, divenne una sorta di primo censore dell’editoria italiana». Mussolini e il suo regime non furono solo oppositori intransigenti di ogni libertà d’espressione. Allo stesso modo larga parte degli scrittori e degli editori italiani non fu semplice vittima di un regime repressivo. Il fascismo in realtà produsse cultura, con l’apporto di schiere di intellettuali, chi in convinta militanza, chi per interesse, chi semplicemente facendo il proprio lavoro senza interessarsi di politica ma accettando di farlo nel contesto di un’Italia fascista.Il volume affronta quindi la complessità dei rapporti tra Stato e cultura e tra Mussolini e gli intellettuali italiani senza ipocrisie e tentazioni agiografiche. Al centro di ogni capitolo uno scrittore, un editore famoso o una vicenda particolarmente significativa: dal fascismo della ‘seconda ora’ di Brancati, agli entusiasmi strumentali di Mondadori; dalla rabbiosa censura contro Sambadù amore negro di Maria Volpi alla pubblicazione della versione italiana del Mein Kampf di Hitler da parte di Bompiani. In un quadro del genere, i concreti atti di protesta di personaggi come Piero Gobetti, Roberto Bracco e Benedetto Croce risaltano ancor maggiormente perché appaiono come picchi isolati in una distesa di piatto conformismo e di compromessi opportunistici.

Ai processi per gli ammazzamenti s’intrecciò l’interminabile e inutile processo sull’oro di Dongo. Il faldone in cui era conservata quella documentazione – con testimonianze anche di Palmiro Togliatti, Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Enrico Mattei – è stato salvato da una possibile distruzione, come ha raccontato ieri il giornalista Stefano Ferrari sulle pagine del quotidiano La Provincia di Como. E con i documenti sono state salvate tre agghiaccianti fotografie – rarissime, una addirittura inedita – scattate pochi istanti prima che la scarica del plotone d’esecuzione falciasse le vittime. Le istantanee di quel 28 aprile 1945 sono terribili. Nessuna pietà, nessuna parvenza di umanità e di vera legittimità.

Furono giorni di una mattanza spietata e volubile insieme: Ferruccio Parri la definì macelleria messicana. A chi sottolinea gli aspetti truci, e in casi non rari delinquenziali, della purga post-liberazione viene opposto un argomento ritenuto decisivo e che tale non è. L’ansia di eliminare fisicamente i fascisti catturati, la volontà di non consegnarli agli alleati – quasi che gli alleati avessero combattuto in favore del fascismo – derivarono dalle nequizie di cui i repubblichini si erano resi responsabili. Anche loro con messe a morte crudeli.