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Nobiltà civica e patriziato. Atti del quarto Convegno di studi di diritto nobiliare (Roma, 26 giugno 2015) PDF

La storia di Livorno, se confrontata con quelle delle altre città toscane, è sicuramente tra le più originali nel panorama regionale, in quanto slegata da uno sviluppo medievale che è comune alla maggior parte degli altri centri. Le origini dell’insediamento dal quale si è poi sviluppata la città sono comunque antiche e legate alla vicinanza con il principale scalo marittimo della Repubblica pisana. Dopo l’unificazione e la crisi economica conseguente all’abolizione del porto franco, la città accolse numerose fabbriche di rilevanza nazionale, divenendo il maggiore centro industrializzato della Toscana. Fu duramente colpita dai nobiltà civica e patriziato. Atti del quarto Convegno di studi di diritto nobiliare (Roma, 26 giugno 2015) PDF aerei della seconda guerra mondiale, che, assieme alla ricostruzione, cancellarono parte delle sue principali vestigia, conferendole un aspetto moderno.


Författare: Raffaello Cecchetti.

In continuità con l’attività di ricerca già intrapresa con i precedenti Convegni, questo volume raccoglie gli Atti del quarto Convegno di Studi di Diritto Nobiliare, tenutosi nel 2015 a Roma nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e della Presidenza dell’Assemblea Capitolina di Roma, e sotto gli auspici dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, dell’Accademia Bonifaciana di Anagni e dell’Associazione Cavalieri di San Silvestro di Tivoli. In considerazione delle numerose sollecitazioni ricevute allorché nel terzo Convegno venne affrontato il tema della Nobiltà Civica, in questa edizione si è ritenuto di dover approfondire l’argomento, ampliandolo ed arricchendolo , ricomprendendo cioè i rapporti tra la Nobiltà Civica, il Patriziato e, per altro verso, il modello della Nobiltà Feudale. Negli Atti che qui si pubblicano compare quindi una relazione tesa a sottolineare come la Nobiltà Feudale rappresenti il modello inconscio ed inespresso sul quale, in numerose città italiane, si è venuta a plasmare la Nobiltà Civica e in particolare il Patriziato cittadino. Seguono poi le altre relazioni più specifiche, dedicate all’analisi del Patriziato romano nella sua antica ed originaria forma, alla Nobiltà Civica delle Isole Ionie, opportunamente definita “perla della corona di Venezia”, alla Nobiltà Tiburtina, caratterizzata da un forte legame con la tradizione imperiale e, in un periodo del tutto differente, alla Nobiltà Livornese. Completano il testo alcune comunicazioni programmate che in realtà sono t

Le origini di Livorno sono ignote e si perdono nella leggenda del mitologico tempio di Ercole, attorno al quale si sarebbe sviluppato l’abitato più antico della città. L’apertura della Via Aemilia Scauri, nel 109 a. Livorna” è attesta per la prima volta in un documento del 1017. Non distante da Santo Stefano ai Lupi, in località Stagno, si trovava inoltre l’Ospedale di San Leonardo, un importante complesso dotato di ostello per pellegrini, cimitero e chiesa, fondato nel 1154 dall’arcivescovo di Pisa. Un evento documentato è la donazione che la contessa Matilde di Canossa fece nel 1103 all’Opera del Duomo di Pisa del Castrum Liburni e la sua curtis, vale a dire di un centro fortificato privo di una propria giurisdizione e un centro abitato relegato al diritto feudale. A differenza delle altre città toscane, che vivevano stagioni di grande vivacità artistica, all’epoca Livorno rimase ai margini della storia.

Un’altra torre sorgeva al largo della costa per indicare le pericolose Secche della Meloria. Livorno, raggiunsero il loro apice con le Leggi Livornine alla fine Cinquecento. Secondo alcune ricostruzioni piuttosto tarde, l’abitato doveva essere costituito da circa 18 isolati, a cui nel 1493 ne furono aggiunti altri due sul lato nord. All’epoca, il territorio livornese non era particolarmente fertile, ad eccezione dei terreni di Coteto e Ardenza.

L’area di Porto Pisano, invece, si andava trasformando in un vasto acquitrino, divenendo ogni giorno sempre più malsana e malarica. I fiorentini, che già disponevano di Porto Pisano, non rinunciarono comunque ad impossessarsi di Livorno, che di fatto costituiva ormai un organismo indispensabile per la funzionalità dello scalo marittimo di Pisa. L’accesa rivalità con i genovesi si concluse il 27 giugno 1421, quando la Repubblica di Firenze acquistò il Castello di Livorno per ben 100. I fiorentini iniziarono poi una serie di interventi per riparare le fortificazioni di Livorno e ristrutturare Porto Pisano, arrivando a costruirvi, intorno alla metà del XV secolo, la Torre del Marzocco. Cosimo I, granduca di Toscana, gettò le basi per la creazione di un cospicuo insediamento urbanistico.

Nel 1566 furono emanati i nuovi statuti doganali, che garantivano il principio di libero deposito di merci per il periodo di un anno, con la possibilità di riesportarle in mare. I lavori cominciarono il 28 marzo 1577, ma solo intorno al 1589, due anni dopo la morte di Francesco de’ Medici, fu deciso di potenziare l’apparato militare con la realizzazione di quella che poi sarà chiamata Fortezza Nuova. Buontalenti disponeva le strade secondo una maglia ortogonale, attorno al vecchio abitato medievale, senza dare precise indicazioni sulle nuove edificazioni e sulle piazze. Lo stesso argomento in dettaglio: Leggi Livornine. Nel 1587 Ferdinando I, fratello di Francesco, divenne granduca di Toscana. Nel complesso la popolazione di Livorno passò dai 900 abitanti del 1592 ai circa 5.

In breve, i provvedimenti di Ferdinando fecero della città il principale sbocco a mare del Granducato di Toscana. Nel Seicento fu l’unico porto italiano a non conoscere crisi e ad accrescere il volume dei propri traffici grazie a una efficace rete commerciale con diversi paesi stranieri. Nel 1611, durante il granducato di Cosimo II de’ Medici, fu deciso l’ampliamento delle strutture portuali, che erano state già sensibilmente potenziate sotto Ferdinando I de’ Medici. Pochi anni dopo maturò l’esigenza di dotare la città di un quartiere mercantile posto in diretta comunicazione con il porto. Molo di Cosimo, alla costruzione dell’attiguo Forte di Porta Murata e, intorno alla metà del secolo, a sud del Lazzaretto di San Rocco fu predisposta una complessa opera avanzata a tenaglia.

Un’ulteriore espansione dell’abitato si ebbe tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, quando il governatore Marco Alessandro del Borro decretò la dismissione di una parte della Fortezza Nuova al fine di ottenere nuove aree edificabili limitrofe al nucleo originale della Venezia Nuova. Nel 1676 la città fu ufficialmente dichiarata porto franco, condizione che di fatto esisteva da quasi un secolo in virtù del benefizio libero, con il quale era possibile commerciare senza pagare dazi in entrata o in uscita. Gian Gastone fu l’ultimo rappresentante della dinastia dei Medici, dopo Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III. All’epoca il porto franco era uno dei più importanti empori dell’intero bacino del Mediterraneo, sede di consolati e compagnie di navigazione. Nel 1815 Livorno, compresi i sobborghi, contava 50. Nel 1834 il granduca Leopoldo II ordinò l’ampliamento dell’area del porto franco.