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Pisa. Guide ai luoghi e ai musei d’Italia PDF

Pur non comparendo nell’elencazione dei beni culturali previsti dall’art. 117 pisa. Guide ai luoghi e ai musei d’Italia PDF Costituzione, quindi esclusi dalla competenza legislativa regionale, gli archivi storici sono tuttavia citati nel decreto reg. 3 del 1972 con una formula confusa.


Författare: Pamela Zanieri.

La guida ai capolavori di Pisa illustra i monumenti e i luoghi di maggior interesse della città secondo raggruppamenti geografici: da Piazza dei Miracoli fino ai maggiori monumenti dei Lungarni e alle zone di maggior interesse dei dintorni.

La differenza non era di poco conto: ci si poteva riferire infatti a due universi archivistici che per storia e per regime giuridico sono diversi tra loro. Prima di inoltrarci nelle analisi delle politiche regionali, è bene delineare qual era la situazione istituzionale al 1972 nel campo degli archivi. Nasce quindi un modello contraddistinto da fenomeni di concentrazione e disseminazione, regolato sulla base di un principio formale di natura dominicale e governato da un diverso livello di controllo da parte dello Stato: una forma diretta di conservazione attraverso gli archivi di Stato, una forma indiretta di tutela per gli archivi di enti pubblici e privati attraverso le soprintendenze. Le biblioteche e i musei locali, per la loro presenza diffusa sul territorio, hanno continuato a rappresentare un punto di riferimento sicuro e vicino per mettere a riparo carteggi, materiale epistolare e documentazione varia di personalità o di altri enti privati che avevano legami più o meno profondi con la storia locale, documenti che spesso rappresentavano il naturale completamento di fondi librari.

Prova ne sia il ruolo inclusivo e aperto che gli archivi di Stato hanno svolto, almeno fino alla fine degli anni Novanta, verso la documentazione di interesse locale non statale. Sul fronte regionalista, si schierò immediatamente la Toscana particolarmente attiva nel sostenere l’idea che il nuovo soggetto politico regionale potesse meglio «rappresentare l’interesse delle popolazioni e degli studiosi per una più attiva azione di difesa e valorizzazione del patrimonio storico e artistico». Contro i «nominalismi che privilegiano astrattamente e in contrapposizione» ora lo Stato ora le regioni, molti avevano preso posizione. Le riflessioni successive si muoveranno su due linee che in molti casi e momenti si sono reciprocamente condizionate: da una parte le impostazioni e gli sviluppi degli interventi legislativi regionali, dall’altra la descrizione di alcune significative esperienze maturate. L’incertezza della normativa di delega, non risolta con il d. 616, che nulla aggiungeva o specificava in merito alle competenze regionali in materia archivistica, oltre ad aver complicato con discussioni e interpretazioni giuridiche l’azione regionale, ne ha sicuramente impedito un’espressione legislativa coerente, ulteriormente indebolendo il settore archivistico nell’ambito dei beni culturali. Al di là dell’unico dato comune rappresentato dall’inserimento del settore archivistico nella normativa relativa alle biblioteche o ai beni culturali nel loro complesso, il panorama legislativo si presenta molto differenziato in relazione sia alle soluzioni adottate, sia al grado di intervento nel settore.