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Raffaello e le dimore del Rinascimento PDF

La realizzazione definitiva del progetto, tuttavia, fu irrimediabilmente compromessa dalle vicissitudini che visse lo stato Pontificio sotto il papato di Clemente VII. In effetti, il progetto originario era maestoso e complesso e coinvolgeva un’ampia estensione di terreno che sarebbe dovuto degradare con raffaello e le dimore del Rinascimento PDF successione di terrazzi, prospettive rinascimentali e giardini all’italiana fino alle rive del Tevere.


Författare: Zuccari.

Grazia, eleganza e classicità fuori dal tempo in un maestro del Rinascimento: Raffaello Sanzio da Urbino, il “Pittore” per antonomasia nella coscienza estetica dell’Occidente umanistico, fu il genio dell’Eclettismo: di molti stili fece uno solo, il suo, seguendo un metodo costantemente applicato nei numerosi affreschi che gli furono commissionati per le dimore del Rinascimento.

Dopo la morte di Clemente VII, la villa rimase proprietà della famiglia Medici. Alla morte di Margherita la villa passò agli eredi della famiglia Farnese, duchi di Parma e Piacenza, avviandosi ad un lento e progressivo abbandono. Estinta la famiglia Farnese, la villa continuò il suo decadimento passando in eredità al re di Napoli Carlo di Borbone, che la lasciò degradare a proprietà agricola, appannaggio della corona, e spogliare di ogni decorazione artistica. Nel corso dell’Ottocento e i primi del Novecento la villa finì in rovina, venendo adibita a fienile, magazzino agricolo e, finanche, ad alloggiamento di truppe.

Nel 1913 fu acquistata da Maurice Bergès, un ingegnere di Tolosa, che incaricò del restauro Marcello Piacentini. Nel 1925 fu acquistata dalla ereditiera americana Dorothy Caldwell-Taylor, contessa Dentice di Frasso che, in tre anni, completò il progetto di restauro. Fu abitata dal conte Carlo Dentice di Frasso e dalla moglie Dorothy Cadwell Taylor che l’arredarono sontuosamente. Ospite della contessa fu anche il giovane attore Gary Cooper.

Villa Madama fu una delle ville suburbane sul modello delle ville romane, progettate per svolgervi feste, costruita nel XVI secolo a Roma. Fu ideata con l’intenzione di rivaleggiare con le ville dell’antichità, come quella di Plinio il Giovane, e con le ville contemporanee come quella della Farnesina. Anche se il progetto non fu portato completamente a termine, con la sua loggia di sicura matrice raffaelliana e il giardino pensile, la villa fu una delle più famose ed imitate del Rinascimento. La loggia di Raffaello è costituita da tre arcate a tutto sesto che affacciano sul giardino all’italiana. Oltre alla loggia, l’elemento artistico rilevante è il salone con il soffitto a volta, anch’esso magnificamente decorato da Giulio Romano.

Di pregevole fattura risultano gli stucchi bianchi del vestibolo d’ingresso datati 1525 e firmati da Giovanni da Udine. Nel cortile, impreziosito da una scalinata monumentale, è presente una corte circolare attorno alla quale si organizza un giardino formale, un anfiteatro all’aperto scavato nel lato della collina, ed una terrazza, con il panorama sul Tevere. Ai lati dell’ingresso, che dalla terrazza introduce al giardino rustico, si trovano due giganti in stucco opera di Baccio Bandinelli. Egli affidò la direzione dei lavori a Mario Maffei: v. D’Amico, A Humanist Response to Martin Luther: Raffaele Maffei’s Apologeticus, The Sixteenth Century Journal, Vol. Kristina Deutsch, Une piscine pour le château de Maisons?