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Ragione pratica. Kant, Reinhold, Fichte PDF

Nel tentativo di superare gli elementi instabili, mutevoli, e accidentali dei fenomeni, la metafisica concentra la propria attenzione su ciò che considera eterno, stabile, necessario, assoluto, per cercare di cogliere le strutture fondamentali dell’essere. Uno degli intenti di questa disciplina consiste nello studio dei princìpi primi sotto il profilo qualitativo, a differenza della matematica che ne studia la quantità, o della fisica che ne studia l’aspetto naturale. Presupposto della metafisica è la ricerca sui limiti e sulle possibilità di un sapere che non può derivare in modo diretto ragione pratica. Kant, Reinhold, Fichte PDF’esperienza sensibile. Scopo della metafisica, in questo senso, è il tentativo di trovare e spiegare la struttura universale e oggettiva che si ipotizza nascosta dietro l’apparenza dei fenomeni.


Författare: Marco Ivaldo.

Per Kant e per Fichte la ragione pratica è la ragione in quanto ha – o meglio in quanto è – un rapporto intenzionale con un Devi (Soll) categorico, il quale a partire da se stesso inaugura la posizione della libertà. La ragione pratica è la ragione della libertà. Sul nesso fondamentale fra la ragione pratica e la libertà, è significativo ascoltare anche la voce di Reinhold, con la sua elaborazione intesa a illustrare e difendere la libertà della volontà, contro interpretazioni per lui riduttive della grande apertura d’orizzonte suggellata dalla Critica della ragione pratica. Differente, ma non separata dalla conoscenza teoretica in una teoria integrata della ragione, la ragione pratica si presenta in queste tre personalità fondamentali della filosofia tedesca classica come la capacità che l’essere umano ha di determinare se stesso alla luce di un appello incondizionato, che gli rivela la responsabilità radicale che compete alla sua libertà e gli apre un nuovo punto di vista sul mondo. La ragione pratica è in definitiva la ragione stessa in quanto è impegnata nell’esistenza e con l’esistenza. La ragione pratica siamo noi stessi in quanto esseri riflessivi, valutativi e liberi, che dall’appello della coscienza morale siamo messi a confronto con il problema decisivo di che tipo d’uomo giudichiamo degno d’essere.

Sorge pertanto l’interrogativo se una tale struttura, oltre a determinare la realtà, sia in grado di determinare il nostro stesso modo di conoscere, attraverso idee e concetti che trovano corrispondenza nella realtà. Secondo questa linea interpretativa, solo nel nostro intelletto è possibile formulare quei criteri di razionalità e universalità che ci permettono di conoscere il mondo: la semplice sensazione in atto, infatti, ha per oggetto cose particolari, la scienza invece ha per oggetto gli universali e questi sono, in un certo senso, nell’anima stessa. In considerazione di ciò si comprende come la maggior parte dei filosofi metafisici postulasse una differenza non solo tra coscienza e percezione sensibile, ma anche tra intelletto e ragione. Già con Aristotele, la metafisica è la scienza dell’essere perfetto, cioè lo studio di Dio: poiché infatti cercava le cause prime della realtà, essa così diveniva anche indagine su Dio. Lo stretto legame con la teologia resterà valido per quasi tutto il Medioevo. Da alcuni punti di vista il Medioevo termina quando l’intuizione si separa dalla ragione, quando metafisica e teologia tendono ad essere viste come discipline separate. Alcuni filosofi, tra cui Cartesio ed Hegel, cercheranno di costruire un’autonomia della ragione, rendendola indipendente dall’intuizione.

Anche i rapporti con l’ontologia sono variabili. Secondo Varzi, l’ontologia viene prima della metafisica: l’ontologia si occuperebbe di stabilire che cosa c’è, ovvero di redigere una sorta di inventario di tutto l’esistente, mentre la metafisica si occuperebbe di stabilire che cos’è quello che c’è, ovvero di specificare la natura degli articoli inclusi nell’inventario. Una delle problematiche classiche della metafisica è la diatriba tra concezione dell’essere monista e concezione dualista. Gran parte della metafisica occidentale è derivata, in forme più o meno velate, dal pensiero di Socrate, e in particolare dalla sua convinzione di sapere di non sapere. Lo stesso argomento in dettaglio: Interpretazioni del pensiero di Socrate.

Partendo dal dubbio socratico, i filosofi successivi, Platone e Aristotele in primis, argomenteranno che non si può affermare l’inconoscibilità di una realtà senza averla con ciò stesso implicitamente ammessa, seppure su un piano puramente ontologico, cioè della sola esistenza. Lo stesso argomento in dettaglio: Metafisica aristotelica. Anche per il suo allievo Tommaso d’Aquino il contenuto della fede non può contraddire il contenuto della ragione naturale, che anzi è in grado di fornire quei preamboli capaci di elevare alla fede. Quella di Cusano sarà la base della filosofia del Rinascimento, durante il quale si assiste a una fioritura del pensiero platonico, i cui massimi esponenti furono Marsilio Ficino e Giordano Bruno.