Società

Storia della felicità. Gli antichi e i moderni PDF

Questa voce o sezione sugli argomenti Filosofia e Psicologia è priva o carente di note e riferimenti bibliografici puntuali. Nessuno lontano dalla verità può dirsi felice. L’etimologia fa storia della felicità. Gli antichi e i moderni PDF felicità da: felicitas, deriv. Il termine non solo indica gioia ma l’accettazione del diverso e la tranquillità con gli altri.


Författare: Fulvia De Luise.

Quando è presente associa la percezione di essere eterna al timore che essa finisca. L’uomo fin dalla sua comparsa ricerca questo stato di benessere. La felicità è quell’insieme di emozioni e sensazioni del corpo e dell’intelletto che procurano benessere e gioia in un momento più o meno lungo della nostra vita. Se l’uomo è felice, subentrano anche la soddisfazione e l’appagamento. La faccina sorridente è un noto modo per esprimere uno stato di felicità. L’uomo ha delle necessità primarie, secondarie e sovrastrutturate, di solito l’appagamento di queste necessità e il raggiungimento dell’obiettivo dettato da un bisogno procura gioia da cui deriva anche la felicità.

La felicità appartiene alla sfera del trascendente per quanto riguarda la sua sostanza definitiva, oggetto della ricerca dell’individuo. Lo stesso argomento in dettaglio: Eudemonismo. Naturali e necessari”, come: l’amicizia, la libertà, il riparo, il cibo, l’amore, il vestirsi, le cure ecc. Naturali ma non necessari” come: l’abbondanza, il lusso, case enormi oltre il necessario, cibi raffinati ed in abbondanza oltre il necessario. Non naturali e non necessari”, come il successo, il potere, la gloria, la fama ecc.

Soddisfare piaceri naturali e necessari è molto importante per la felicità, avere accesso a piaceri naturali ma non necessari può essere positivo se per procurarceli non ci votiamo ad un sacrificio eccessivo, mentre i piaceri non naturali e non necessari sono nella stragrande maggioranza dei casi fonte più di infelicità che di felicità. Ludovico Antonio Muratori scrisse Della pubblica felicità nel 1749. La felicità può essere la realizzazione di un desiderio, la soddisfazione di vederlo conseguito. Sotto il profilo psicologico, la felicità può essere la condizione conseguente la soluzione di un problema, fatto che produce appagamento e quindi gioia. La felicità si sviluppa sia in senso intellettuale che materiale, sia fisico che psichico, sia affettivo che emozionale. La felicità può essere considerata come il provare ciò che esiste di bello nella vita.

Non è un’emozione oggettiva, né è casuale come un evento del destino, ma è una capacità individuale da scoprire. Un compito importante della psicologia è trovare i tratti e le esperienze positive, che aiutano la persona ad essere più felice e integrata con gli altri esseri umani e con tutto il creato, nel mondo. Le credenze, la fede e altri principi sono fondamentali. Le persone hanno dentro di sé una necessità di elevare la propria psiche a cose trascendenti che le portino a soddisfare la loro sete di conoscenza di verità e di infinito. Le grandi religioni a tal proposito cercano di dividere il concetto di felicità procurato dalle cose materiali, definendolo piuttosto piacere, da quello di felicità in senso spirituale, raggiungibile con categorie come la semplicità e la serenità dell’anima. La felicità assoluta per il Cristianesimo ed anche per l’Ebraismo è la visione di Dio. Nel Vangelo in prospettiva escatologica troviamo il brano cosiddetto delle “beatitudini” nel quale Gesù elenca una serie di azioni per raggiungere lo stato di beatitudine.