Umorismo

Trattatello sulla caccia PDF

Pubblicate nel 1525, le Prose costituiscono un momento fondamentale nella Questione della lingua. A livello storico trattatello sulla caccia PDF trattato può essere considerato come uno dei primi tentativi di storia letteraria italiana. A casa di Bembo incomincia la discussione sulla lingua da adottare: il latino è preferibile al volgare? Qual è il volgare da prediligere?


Författare: Gianni Chizzola.

In un momento estremamente delicato per l’attività venatoria in Italia, un momento in cui l’impegno cinegetico di cacciatori appassionati che operano per una corretta gestione del territorio si scontra con il disprezzo dettato dall’emotività di verdi e ambientalisti, ho ritenuto opportuno, forse necessario, analizzare con rigore il fenomeno caccia: indicarne le origini, le implicazioni sociali, economiche e storiche che hanno segnato le varie fasi dell’attività venatoria dall’origine ai giorni nostri. Ecco allora che sorge spontanea la critica a norme inadeguate per una corretta gestione del territorio, norme che conferiscono ai cacciatori autorità che non meritano, autorità lesive per un corretto rapporto con la società laica, la società dei non cacciatori. Di qui la necessità di modificare norme superate e decisamente anacronistiche per conferire alla caccia la dignità che merita nell’intento di realizzare soluzioni che garantiscano interessanti risultati anche economici.

Di fronte alle affermazioni di umanisti come Ercole Strozzi, che sviliscono il ruolo del volgare, gli altri personaggi ne difendono invece il valore. La trattazione affronta prevalentemente questioni metriche e di retorica del volgare, sempre nell’intento di dimostrare l’eccellenza di Petrarca e Boccaccio. Vengono evidenziate le qualità che rendono bella la scrittura, ovvero la piacevolezza e la gravità. In questo libro – che da solo occupa metà dell’opera – Bembo presenta una sua grammatica del volgare, ovvero la descrizione morfologica del toscano trecentesco sulla base del principio di imitazione dei “classici”.

Bembo accenna al proprio desiderio di scrivere osservazioni sulla lingua volgare in una lettera a Maria Savorgnan risalente al 2 settembre 1500. Sul testo di base, scritto in bella copia, Bembo eseguì molti interventi e molte aggiunte che si ritrovano, con poche varianti, nell’edizione a stampa del 1525. M a T ci sono alcuni ampliamenti, ma la struttura dell’opera rimane immutata. Dionisotti stesso nel 1931, 1960 e 1966.

La questione della lingua è affrontata da Bembo nel primo libro del trattato. Nel capitolo XVIII, in particolare, il veneziano analizza le differenze fra la lingua della scrittura e quella parlata. Confuta quindi la tesi di Giuliano de’Medici secondo il quale, poiché le lingue mutano al trascorrere del tempo, quando si scrive è necessario avvicinarsi al linguaggio parlato per rendere i testi accessibili a tutti. Essa deve pertanto tendere all’eternità: ogni opera deve essere redatta in modo tale da essere gradita in ogni tempo ed è proprio questo accorgimento che ha reso grandi i latini Virgilio e Cicerone ed i greci Omero e Demostene, i quali sempre si sono discostati dal parlato.