Storia

Un Paese smarrito e la speranza di un popolo. Appello politico agli italiani PDF

Nel giro di pochi anni, da umile bracciante divenne comandante di un esercito di duemila uomini, e la consistenza della sua armata fece della Basilicata uno dei principali epicentri del brigantaggio post-unitario nel Mezzogiorno un Paese smarrito e la speranza di un popolo. Appello politico agli italiani PDF. Arrestato nel 1864 dalla gendarmeria dello stato pontificio, ove aveva tentato di trovar riparo, venne processato nel 1870 da un tribunale italiano. Fu condannato a morte, poi commutata in ergastolo nel carcere di Portoferraio.


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Un popolo che torna a credere in se stesso, una sussidiarietà moralmente qualificata, una società civile finalmente maggiorenne, un nuovo patto costituzionale sostanziale, la rivoluzione politica della libertà di educazione, una riforma orizzontale della macchina statale, nuova solidarietà del lavoro e della produzione, una nazione non intimidita da chi le sta sopra e da chi le sta sotto, il coraggio di difendere la famiglia e la vita, una politica delle immigrazioni non priva di volto, una comunità che non si rassegna all’inverno demografico.

Nacque a Rionero in Vulture, paese all’epoca parte del Regno delle Due Sicilie. Contrariamente a quanto riportato da numerose fonti bibliografiche, l’atto di nascita custodito presso l’Archivio dello Stato Civile di Rionero attesta che il suo cognome era Crocco. Suo padre Francesco era pastore presso la nobile famiglia venosina di don Nicola Santangelo mentre sua madre, Maria Gerarda Santomauro, era una massaia che coltivava un piccolo campo a Rionero. Dei suoi primi periodi di vita si è a conoscenza tramite le sue memorie. Nel 1836, ancora bambino, durante una mattinata di aprile di quell’anno, vide entrare nella sua abitazione un cane levriero che aggredì un coniglio, lo trascinò fuori di casa e lo dilaniò. Suo fratello Donato uccise il cane con un randello.

La madre, incinta di cinque mesi, si frappose tra il signorotto e suo figlio, subendo dall’aggressore un forte calcio al ventre che la costrinse ad una lunga degenza a letto e, per poter rimanere in vita, fu costretta ad abortire. Pochi giorni dopo il signorotto si presentò dal giudice ed accusò il padre, il quale, venuto a conoscenza dell’accaduto, avrebbe tentato di ucciderlo con un’arma da fuoco. Tornato a casa, suo padre era divenuto vecchio e malato, e Carmine dovette assumersi il compito di mantenere la famiglia, iniziando a lavorare come contadino presso la masseria di don Biagio Lovaglio a Rionero. Un mattino di maggio 1847, conobbe don Ferdinando, il figlio di don Vincenzo, colui che assalì suo fratello e sua madre. Tuttavia, il servizio di leva fu una delle esperienze che formeranno la sua organizzazione e strategia bellica. Con la sua partenza, fu la sorella Rosina, non ancora diciottenne, ad avere il compito di mantenere la famiglia.

Rosina, rimasta in casa a lavorare per tante ore al giorno, ricevette continue proposte da un uomo invaghito di lei, un certo don Peppino Carli. Conoscendo le abitudini di don Peppino, che generalmente frequentava un circolo per giocare d’azzardo nelle ore serali, attese il ritorno del signorotto davanti la sua abitazione. Al suo arrivo, gli domandò il perché del suo gesto nei confronti della sorella, dandogli del “mascalzone”. Don Peppino non tollerò l’aggettivo attribuitogli e gli diede un colpo di frustino in viso. Colto dall’ira, Crocco estrasse un coltello e lo uccise.

Sospettando che il brigante, con il racconto del delitto d’onore, avesse voluto accampare una giustificazione morale della sua vita di fuorilegge, il capitano Eugenio Massa, che collaborò alla realizzazione dell’autobiografia di Crocco, condusse accurate indagini sul posto quarant’anni dopo. Combatté come sottufficiale a Santa Maria Capua Vetere e, successivamente, nella celebre battaglia del Volturno. La sua condanna fu aggravata a causa del sequestro di Michele Anastasia, capitano della Guardia Nazionale di Ripacandida, compiuto con l’aiuto di Vincenzo Mastronardi e avvenuto prima dei moti risorgimentali di agosto. I membri dei comitati filoborbonici, intenzionati a ripristinare il vecchio regime sfruttando la rabbia dei ceti popolari, cercarono una persona in grado di guidare la rivolta. Intorno a Crocco si avvicinarono numerosi ribelli, perlopiù persone spinte dalla fame e dalle ingiustizie sociali, nella speranza che un mutamento governativo potesse contribuire a migliorare la loro esistenza. Crocco, nel periodo di Pasqua del 1861, occupò la zona del Vulture nel giro di dieci giorni.