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Una storia della fotografia italiana 1841-1941 PDF

Una fotografia è un’immagine statica ottenuta tramite un processo di registrazione permanente delle interazioni tra luce e materia, selezionate e proiettate attraverso un sistema ottico su di una superficie fotosensibile. Il termine “fotografia” deriva una storia della fotografia italiana 1841-1941 PDF greco φῶς, φωτός, luce e -grafia γραϕία, scrittura.


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L’internazionalità dell’Italia in campo fotografico si afferma ben presto: a partire dalla presenza di numerosi dagherrotipisti, che hanno recepito la nuova tecnica francese. Per proseguire con molti fotografi stranieri, che hanno trovato in Italia, terra del Grand Tour, dell’arte e del paesaggio, fonte di ispirazione per le loro fotografie. Ed a ragione si può dire che questi fotografi siano diventati “patrimonio” della storia della fotografia italiana, così come quelli operanti sul territorio nazionale. La creazione dello Stato Italiano nel 1861 si accompagna ad una volontà di unificazione culturale che si traduce nella produzione di una importante documentazione fotografica relativa al patrimonio regionale, il folklore e le tradizioni popolari, la cui produzione continuerà fino al 1910. Il primo Novecento italiano è celebrato con alcuni tra i più noti autori esponenti di quelle correnti artistiche di ricerca, come il Pittorialismo e di avanguardia, come il nostro Futurismo, fino a richiamare gli autori del Neorealismo. Le fotografie raccontano quindi due storie: quella della fotografia in Italia (anche a cura di autori stranieri) e quella dei fotografi italiani (anche con scatti realizzati all’estero). Altro punto di forza della selezione delle immagini è costituito dalle tecniche fotografiche: si va dal dagherrotipo, prezioso sia per il supporto su lastra d’argento, sia per il fatto che rappresenta un “unicum” non riproducibile. Si prosegue con i calotipi, negativi su carta, la cui invenzione si deve a Fox Talbot nel 1841, per poi passare alle carte salate, albumine, platinotipie, gelatine bromuro d’argento, stampe colorate a mano, autochromes, ecc.

Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della fotografia. La fotografia è opera della Luce e nasce infatti da un principio fisico chiamato diffrazione, che è una sua proprietà caratteristica. Nel 1813 Niépce iniziò a studiare i possibili perfezionamenti alle tecniche litografiche, interessandosi poi anche alla registrazione diretta di immagini sulla lastra litografica senza l’intervento dell’incisore. L’immagine non poté essere fissata completamente e Niépce fu indotto a studiare la sensibilità alla luce di altre sostanze, come il bitume di Giudea, che diventa insolubile in olio di lavanda dopo l’esposizione alla luce. Niépce: Vista dalla finestra a Le Gras, 1826. Il tempo d’esposizione di 8 ore dà l’impressione che il sole illumini gli edifici sia da destra che da sinistra.

La prima produzione con la nuova sostanza fotosensibile risale al 1822. Si tratta di un’incisione su vetro raffigurante papa Pio VII. Nel 1829 fondò con Louis Daguerre, già noto per il suo diorama, una società per lo sviluppo delle tecniche fotografiche. Nello stesso periodo, a Parigi, Hippolyte Bayard ideò una tecnica usando un negativo su carta sensibilizzata con ioduro d’argento, dal quale si otteneva poi una copia positiva. Bayard fu però invitato a terminare gli esperimenti per evitare una concorrenza con Daguerre. Lo sviluppo del dagherrotipo fu favorito anche dalla costruzione di apparecchi speciali dotati di un obiettivo a menisco acromatico ideato nel 1829 da Charles Chevalier.

1851 Frederick Schott Archer propone il procedimento al collodio che sostituisce la dagherrotipia e la calotipia. 1852 viene istituita a Firenze la più antica azienda al mondo nel campo della fotografia: la Fratelli Alinari. Nel 1857 compare il primo ingranditore a luce solare a opera di J. Roscoe realizzano le prime istantanee con lampo al magnesio.